Si è sempre fatta una distinzione tra un al di qua e un al di là, intendendo il nostro mondo terreno e un luogo indefinito dove l’Anima volerà una volta lasciato l’involucro del corpo fisico. Naturalmente per chi ci crede. E io ci credo.
Esistono numerosissime testimonianze, riportate in moltissimi testi, che narrano una fugace visita in un mondo al di là del nostro di coloro che hanno avuto un’esperienza di premorte. Si tratta di persone che si sono trovate a vivere tra la vita e la morte, tra un al di qua e un al di là, ma che per insondabili motivi, hanno poi scelto di tornare sulla terra per continuare la loro esistenza.
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Raymond Moody è stato il primo autore a cui mi sono appassionata, soprattutto con il suo best-seller scritto nel 1975 con più di venti milioni di copie vendute in tutto il mondo “La Vita oltre la Vita”, in cui narra le esperienze di persone che hanno vissuto questa particolare esperienza, che ha poi totalmente cambiato le loro esistenze.
Quando partecipai come relatrice nell’ottobre del 2019 al Convegno a L’Aquila “La Vita oltre la Vita, al di là del tramonto” ascoltai con molto interesse l’intervento di un medico cardiologo olandese Pim Van Lommel che da oltre 20 anni aveva raccolto le testimonianze dei suoi pazienti che avevano vissuto una NDE, “Near Death Experience”, un’esperienza di pre-morte e che sono riportate nel suo libro “Coscienza oltre la Vita”. Il fatto che un cardiologo, un uomo di scienza, abbia approfondito l’argomento e lo tratti in profondità, fa molto riflettere.
I protagonisti di queste temporanee esperienze di morte clinica raccontano di essersi sentiti estremamente svegli e di avere avuto una percezione della realtà nettamente più vivida rispetto al normale. Inoltre tutte le dichiarazioni provenienti da persone dalle più disparate estrazioni sociali, religiose, culturali e ideologiche, si sentivano immerse in un senso di pace e di amore mai provato prima. Io stessa, che ho avuto un’esperienza analoga diversi anni fa, posso confermare questo stato di pace e tranquillità come mai avevo sentito nella mia vita.
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DOVE SI TROVA L’ALDILA’
Impossibile sapere dove si trovi un aldilà. Certo è che nel momento in cui viene lasciato il corpo fisico, ci si libera dei vincoli del tempo e dello spazio. Di conseguenza le percezioni sono molto più intense e, soprattutto, si attiva quella facoltà che a noi sfugge del tutto: la possibilità di essere in uno stato di contemporaneità. Poiché il tempo lineare e il concetto di spazio non esistono più su quella dimensione, tutto può accadere contemporaneamente. Nella nostra vita quotidiana è impossibile concepire il termine di “contemporaneità”. Però se pensiamo ai sogni, questo concetto è molto più semplice da afferrare e immaginare.
L’aldilà può essere a un passo da noi, in una dimensione parallela di cui non abbiamo alcuna consapevolezza, in quanto i nostri sensi fisici, del tutto limitanti, non hanno accesso a questa o queste dimensioni.
Sono fermamente convinta che i nostri cari sentano le vibrazioni dei nostri pensieri e delle nostre emozioni quando sono a loro rivolti. E possono anche seguire tutte le nostre esperienze terrene partecipando intensamente. Tutto quello che di eterno ed immortale vive dentro di noi, e di cui ne siamo totalmente inconsapevoli a livello razionale, viene osservato e percepito da coloro che si sono liberati dall’involucro fisico.
Tutto questo fa certamente parte di un insondabile mistero, a cui possiamo solo lontanamente dare una risposta.
Consiglio la lettura di un romanzo molto bello “Amabili Resti” di Alice Sebold. In questo romanzo quello che colpisce maggiormente non è tanto la storia in sé, quanto la vita della Susie nell’aldilà, dove tutto non appare subito come un giardino fiorito, anzi tutto è grigio e triste, ma con il passare del “tempo” che non c’è, anche la consapevolezza di Susie assume una crescita maggiore e tutto intorno a lei comincerà davvero a fiorire. La partecipazione e la vicinanza di Susie alla vita della sua famiglia sulla terra è reale e concreta, a tratti divertente e a tratti commovente.
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IL MEDIUM MODERNO
Come riporto nel mio eBook “Percepire l’Invisibile”, è stato determinante per me avere frequentato per qualche anno di seguito la Scuola di Medianità e Arti Psichiche “Arthur Findlay College” a Stansted in Inghilterra.
Attraverso le lezioni di medium di fama internazionale si arriva a poter contattare i nostri cari nel mondo dello Spirito.
Mentre in passato la medianità veniva esercitata attraverso una trance profonda, uno stato di coscienza in cui il medium poteva non avere alcun ricordo di quanto detto, negli ultimi 30 o 40 anni ha preso sempre più piede un tipo di medianità in cui il professionista che la esercita non perde mai il contatto con la realtà, rimanendo in uno stato di veglia e di attenzione, pur continuando a rimanere connessa con il mondo dello Spirito. In questo stato riesce a parlare tranquillamente con le persone e, addirittura, con un’intera platea durante le dimostrazioni pubbliche.
Per come la vedo io, le coscienze delle persone sono cambiate, tutto è cambiato, tutto è più veloce ed immediato, di conseguenza anche il modo di approccio con questi stati extrasensoriali hanno avuto un’accelerazione ed evoluzione.
Ecco anche perché il medium è in grado durante lo stato di veglia di attivare quei canali che comunemente vengono denominati chiaroveggenza, chiaroudienza e chiarosenzienza.
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COME CONTATTARE IL MONDO DELLO SPIRITO
Sempre nel mio libro “Percepire l’Invisibile” parlo del potere dell’Immaginazione. E’ decisamente lo strumento più a portata di mano fra quelli a nostra disposizione per comunicare e raggiungere i nostri cari ed è anche lo stesso strumento che loro usano per comunicare con noi. L’Immaginazione ha il potere di aprire la nostra percezione extrasensoriale a dimensioni non fisiche, attraverso la sua spiccata capacità creativa sia sul piano fisico che su quello spirituale. Nel momento in cui immaginiamo una situazione in cui poter incontrare i nostri cari, quell’atto immaginativo, comprensivo di pensieri ed emozioni, li richiama in un batter di ciglia, desiderosi di “parlare” con noi.
Decisamente fondamentale è anche uno stato di rilassatezza e di calma totali, che possiamo tranquillamente trovare nello stato meditativo. Ciò che unirà questo dialogo sarà lo Spirito, quello dentro di noi, celato alla nostra coscienza e quello puro e disincarnato dei nostri cari.
Una volta che abbiamo raggiunto uno stato di tranquillità, come descritto in un altro articolo del Blog, per il raggiungimento di un stato meditativo, ci concentriamo sul nostro cuore, osservando una piccola luce all’interno di esso. A poco a poco espandiamo questa luce sempre di più, fino a circondare tutta la nostra persona, riempire tutta la stanza, oltrepassare le mura di casa, riempire tutta la città… una luce sempre più espansa… sempre di più, fino a circondare la terra stessa. Siamo noi adesso un minuscolo puntino di questa immensa luce.
Attraverso questa luce immaginiamo e osserviamo una mano che si tende verso di noi. Afferriamo questa mano e ci sentiamo sollevare, e saliamo, saliamo, saliamo sempre più in alto, fino a superare la coltre di luce che abbiamo creato. E ci troviamo all’improvviso su un prato verde o un luogo che ci accoglie con amore. Ci guardiamo intorno e in lontananza vediamo una panchina dove è seduto qualcuno. Non riusciamo bene a capire chi sia, poiché la panchina è lontana. Cominciamo a dirigerci verso la panchina e mano a mano che la stiamo raggiungendo i contorni della persona si fanno sempre più nitidi. E’ una persona a noi cara che ci sta aspettando. Ci sediamo accanto a lei.
Qui inizia il dialogo. Ascoltate quello che ha da dirvi. Lasciate che vi abbracci se ne sente il desiderio. Ponete le domande che volete. Osservate se non ha un qualcosa per voi, un regalo, un oggetto.
Una volta concluso il dialogo potete rifare il percorso a ritroso e ritrovarvi nell’immensità della luce. A questo punto riassorbite la luce dentro di voi, lasciatela contrarre nuovamente in quel punto che è il vostro cuore. Quando vi sentite pronti, potete riaprire gli occhi.
Fate caso a tutte le sensazioni ed emozioni che questa meravigliosa esperienza ha lasciato dentro di voi.
Vi auguro una meravigliosa connessione con il mondo dello Spirito!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
LE RUNE, LE ORIGINI Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare delle Rune e le avranno quasi certamente associate ad un oracolo di tradizione germanica.
Sentii parlare per la prima volta dell’alfabeto runico ai tempi dell’università, quando dovetti affrontare un esame particolarmente complesso di Filologia Germanica con lo studio di un testo in lingua originale dal titolo “Edda” di Snorri Sturluson (1179-1241), in cui venivano trattati i miti e le leggende della tradizione nordica.
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Le origini dei simboli runici si perdono nella notte dei tempi e vengono fatte risalire addirittura all’Era del Bronzo. Anche se le origini sono molto incerte, la tradizione comune le fa risalire alle popolazioni nordiche, germaniche, scandinave e anche celtiche, anche se qualcuno afferma che abbiano avuto origine da qualche popolazione etrusca. Di certo sappiamo che dalla Germania si diffusero in tutto il Nord Europa, in particolare in Svezia. Lo storico romano Tacito tratta di questa usanza nel 98 d.C., annoverandola tra le pratiche più diffuse tra le tribù germaniche. Riporto qui di seguito il testo di Tacito, che è davvero affascinante:
“Essi attribuiscono alla divinazione e al responso del caso più importanza di qualsiasi altro popolo. Il loro modo di procedere alla consultazione è sostanzialmente uno: tagliano un ramo da un albero che dà frutti e lo dividono in piccoli pezzi che incidono con segni distintivi e li disperdono a caso su un panno bianco. Successivamente il sacerdote della comunità, nel consulti pubblici, oppure il capofamiglia, nelle cerimonie private, dopo avere invocato gli dei con gli occhi rivolti al cielo, raccoglie tre bastoncini, uno alla volta, e li interpreta secondo i segni precedentemente incisi su di essi”
(Germania, cap. X).
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LA MAGIA DELLE RUNE
Il termine Runa significa “cosa segreta, mistero”. Fin dall’origine le Rune ebbero proprio questa funzione rituale e vennero utilizzate per divinare ed evocare alti poteri in grado di influenzare la vita delle persone, ma anche le condizioni atmosferiche, le maree, le guarigioni, la fertilità. Le Rune venivano incise negli amuleti, sulle coppe in cui si beveva, sulle lance di combattimento, sulle architravi delle dimore, sulle prue delle navi.
In tutto si tratta di 24 geroglifici o simboli più una completamente vuota, ognuno dei quali ha un significato particolare e si avvalgono dell’alfabeto runico chiamato “futhark”, che diventò l’alfabeto ufficiale delle popolazioni nordiche, affinché potessero comunicare tra loro.
Molti sono i testi che trattano questo affascinante argomento, anche se il più autorevole scrittore di questa materia è sicuramente Norak Odal, italianissimo, nonostante il nome, una vera autorevolezza in materia di Rune, i suoi 5 tomi sull’argomento sono semplicemente stupefacenti. Intanto consiglio il Primo tomo dal titolo “Rune – Tomo 1 – Manuali per la divinazione”. In realtà Norak va molto oltre la mera divinazione e descrive questo potentissimo mezzo molto dettagliatamente, in grado di suggerire o sussurrare ad ognuno il proprio cammino di crescita e di evoluzione.
Il motto delle Rune potrebbe coincidere con la frase incisa all’ingresso dell’Oracolo di Delfo “Conosci te stesso”. Le Rune ci insegnano, ci educano, ci portano all’interno del nostro Essere. Ciascuno di noi è un “oracolo” e quando preghiamo o meditiamo ci mettiamo in contatto con la nostra guida interiore, con quella parte di noi che conosce perfettamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno di sapere in merito alla nostra vita e alla nostra evoluzione.
Consultare le Rune ci consentirà di oltrepassare le barriere della ragione, le catene dei condizionamenti, consacrando quella parte in cui il nostro Essere è più duttile, sensibile e aperto al cambiamento. Gli insegnamenti arriveranno più velocemente quanto più le nostre Anime e l’Universo ci spingono verso una nuova crescita e consapevolezza.
Qualunque cosa siano le Rune, un ponte tra l’Ego e l’Io Superiore, un legame tra l’Io Superiore e il Divino, comunque l’energia che assumono è la nostra e, alla fine, anche la Saggezza. Perciò, quando inizieremo a prendere contatto con la Conoscenza del nostro Io Superiore, inizieremo a ricevere messaggi di intesa e profonda bellezza e di autentica utilità.
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LE RUNE, IL SIGNIFICATO
Molte persone preferiscono incidere personalmente le proprie Rune su pezzetti di legno, o disegnarle su piccoli sassi o su pietre. Questa è un pratica molto interessante e fa sì che il mezzo delle Rune diventi proprio, si leghi alla persona, al suo inconscio, al suo Essere più profondo. Ma vanno bene anche le Rune acquistate, cercando tra le centinaia in commercio quelle che più vi attirano e che vi parlano attraverso un linguaggio silenzioso.
Vorrei elencare qui di seguito i semplici significati delle 25 Rune con una sola parola chiave che ne riassume l’essenza. Il simbolo corrispondente lo potete vedere dall’immagine di questo articolo. Io le ho riportate secondo la sequenza con cui le ho imparate, l’immagine invece le riporta in ordine sparso
• Mannaz Il Supremo • Gebo Dono • Ansuz Runa Messaggera • Othala Separazione • Uruz Forza • Perthro Iniziazione • Naudhiz Necessità • Ingwaz Fertilità • Eihwaz Difesa • Elhaz Protezione • Fehu Possesso • Wunjo Luce • Jera Raccolto • Kenaz Fuoco • Tiwaz Vittoria • Berkano Rinascita • Ehwaz Progresso • Laguz Acqua • Hagalaz Vulcano • Raidho Comunicazione • Thurisaz Ingresso • Dagaz Trasformazione • Isa Arresto • Sowilo Sole • Runa Bianca Destino
Ci sono tanti modi per poterle leggere ed interpretare e, ovviamente, ci vuole studio, dedizione ed anche il suo tempo. Se siete curiosi provare con una sola Runa, come messaggio della giornata o come responso ad una domanda che vi sta particolarmente a cuore. La risposta arriva sempre, quando siamo pronti a riceverla.
Che le Rune siano con voi…
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
Avere un’esperienza di uscita fuori dal corpo in forma spontanea può essere normale. In gergo questa esperienza si chiama “Out of Body Experience – O.B.E.”, o anche comunemente “viaggio astrale”.
Tanto si è scritto e discusso sul viaggio astrale con numerose teorie sia a favore che contro. Personalmente è stata una delle cose che ho affrontato in tarda età, soprattutto perché ho sempre avuto alcune esperienze spontanee e non vedevo la necessità di affrontare la questione in modo che divenisse un viaggio indotto sul piano astrale. Quando però venni a sapere che la migliore eccellenza al mondo su questo argomento era in Italia per alcuni seminari, decisi di partecipare.
Sto parlando di William Buhlman, scrittore di best-seller americano, che sin dagli anni ’70 si è occupato di come realizzare e indurre i viaggi astrali. Un ricercatore e studioso che ha in definitiva reso possibile quel viaggio che già gli Sciamani di ogni epoca e paese compivano da sempre. I testi di William Buhlman sono dei veri e propri manuali per sperimentare questi viaggi molto particolari: “Avventure fuori dal corpo” e “Come uscire fuori dal corpo” sono i più venduti in tutto il mondo. Fui molto sorpresa nell’apprendere che per partecipare al suo corso dovevo portare un sacco a pelo. In effetti, ma questo lo compresi solo durante il seminario di due giorni, per indurre un’uscita fuori dal corpo, c’era l’assoluta necessità di entrare in uno stato di sonno.
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LIBERARSI DAL GUSCIO
L’esperienza del viaggio astrale è in effetti qualcosa di unico e indimenticabile. E’ un’esperienza che può essere fatta solo in prima persona, al di là di qualsiasi teoria, speculazione o credenza. E’ l’esperienza diretta che fa la differenza. Come dicevo, molti possono avere avuto delle avventure fuori dal corpo in forma del tutto spontanea, senza sapere bene che cosa possa essere accaduto e, nella maggior numero dei casi, lasciando un senso di timore per l’imprevedibilità dell’esperienza e per l’ignoto.
Tutti però raccontano più o meno la stessa esperienza: durante il sonno, durante la meditazione, comunque in uno stato alterato rispetto al normale stato di coscienza, ci si sente fluttuare al di sopra del proprio corpo fisico, che rimane inattivo e inerme. Questo momento può essere preceduto da una forte vibrazione del corpo oppure da uno strano stato di rigidità.
Il fatto è che ognuno può avere delle modalità del tutto personali e non rientrare nelle varie casistiche accertate: senso di pesantezza o sentirsi sprofondare (questo capita spesso quando ci stiamo per addormentare), un insolito formicolio nel corpo, sentire il proprio nome chiamato a voce alta, mancanza di peso, senso di leggerezza diffusa, una sensazione di rotazione o movimento di qualunque tipo, un ronzio o un mormorio, per citare i più comuni.
Personalmente, durante le mie avventure fuori dal corpo avverto uno strano tremolio, come una forte vibrazione, e sento improvvisamente il rumore di uno sparo o un forte tuono. Quest’ultimo aspetto me lo ha chiarito molto bene William Buhlman durante il corso: sia la vibrazione che il forte rumore sono soltanto aspetti energetici e non reali, ma indicano che si sta lasciando il corpo fisico.
Una volta accertati questi fenomeni, bisognerebbe rimanere in uno stato di assoluta tranquillità, poiché qualsiasi forma di paura o agitazione non permette il successo dell’esperienza. Sicuramente tutto questo ci offre l’opportunità di sperimentare ed esplorare al di là dei limiti dei nostri sensi fisici.
E’ interessante che i viaggiatori astrali sperimentino un “nuovo corpo”, come un duplicato di energia, un “doppio” più sottile, leggero e puro rispetto alla densità del normale corpo fisico.
VIAGGIO TRA LE DIMENSIONI
Le domande più comuni nel caso diun viaggio astrale sono: dove si va? quali possono essere i luoghi o i mondi da visitare? Anche qui non esiste una risposta uguale per tutti. Di certo dipende molto dallo stato di consapevolezza e di coscienza di ognuno di noi. Si può rimanere all’interno della nostra casa “astrale” o visitare luoghi su questa terra o addirittura, per i più temerari e avventurosi, spingersi ancora oltre. Non esistono regole, ognuno troverà le sue modalità per affrontare questi meravigliosi viaggi.
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Molti credono che durante un viaggio astrale si possano incontrare esseri non propriamente benevoli e che addirittura possano arrecare danno. Tutto dipende da come viviamo la nostra vita quotidiana, quanto abbiamo lavorato su noi stessi, quanto tempo abbiamo dedicato alla nostra crescita personale e soprattutto spirituale. A me queste esperienze così buie non sono mai capitate. Di certo, durante un viaggio astrale, che assomiglia molto a un “sogno lucido”, abbiamo la facoltà di poterci muovere in piena consapevolezza e decidere di cambiare destinazione in ogni momento. Di conseguenza non c’è niente che possa arrecare danno, tutto è nelle nostre mani, senza dimenticare che non ci stiamo muovendo con il corpo fisico, ma solo con una proiezione della nostra energia in totale sicurezza.
Inizialmente le mie avventure fuori dal corpo mi hanno fatto girovagare all’interno della mia stessa casa, che appariva molto più luminosa e solo in alcuni minimi dettagli un po’ diversa, ma era davvero solo una questione di minimi particolari. Sicuramente non è permesso di modificare nulla all’interno di questo spazio. Il viaggio astrale dovrebbe sempre portare con sé una massiccia dose di rispetto e soprattutto etica. Parlo di etica, perché se qualcuno pensasse di utilizzare questi viaggi anche solo per scopi non propriamente tali, come per esempio andare a sbirciare dentro la vita di qualcuno, è bene sapere sin da subito che le cose che apparirebbero potrebbero non essere veritiere. Siamo tutti ospiti su questa Terra, figurarsi in una dimensione di cui abbiamo poca conoscenza o dimestichezza.
In seguito ho preso sempre più coraggio e mi sono spinta “oltre” dove ho avuto l’immensa fortuna di visitare luoghi a me sconosciuti ed incontrare esseri che mi hanno dato consigli, conferme, novità in ogni ambito in cui chiedevo. Qui vale la stessa legge: se non chiedi, nulla ti viene detto. Il rientro nel proprio corpo avviene sempre in maniera dolce, se ciò non accadesse vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Basterà pensare al nostro corpo fisico o decidere semplicemente di rientrare che questo accadrà in maniera del tutto spontanea e veloce.
ESERCIZIO PER SPERIMENTARE UN VIAGGIO ASTRALE
Esistono tantissimi esercizi per indurre un viaggio astrale. I tempi variano da persona a persona, ma sicuramente il successo è assicurato solo con la tenacia, la pazienza e l’esercizio quotidiano. Questa tecnica l’ho ovviamente appresa da William Buhlman.
Come prima cosa bisogna andare a letto quando si ha sonno, in questo stato di torpore ripetere a se stessi “Io rimango consapevole mentre scivolo nel sonno”. Nel frattempo visualizzate voi stessi che venite sollevati da una mongolfiera o da una nuvola leggera o da un deltaplano. Immaginate qualcosa che vi piaccia, prendetelo come un gioco e lasciate libero sfogo alla vostra fantasia. Tutto questo deve accadere mentre si scivola nel sonno.
Una volta addormentati, dopo pochissimo, qualche secondo come qualche minuto, vi risveglierete nello stato vibratorio o in uno stato che ho menzionato sopra. Ora ripetete a voi stessi “Adesso sono fuori dal corpo”. L’importante è rimanere calmi e tranquilli, distogliendo completamente l’attenzione dal corpo fisico. E vedete cosa accade. All’inizio può non succedere nulla, l’importante è riprovare con costanza tutte le sere.
Buon viaggio astrale a tutti !!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
La meditazione attiene agli stati più profondi dell’Essere. In questo articolo una guida alla pratica e ai suoi effetti.
Nel corso degli anni ho adottato tante forme di meditazione. Non ci sono grandi differenze, perché lo spirito con cui si medita è valido e uguale per tutte, alla stessa maniera. La meditazione è ormai per me l’essenza della mia stessa sopravvivenza, come il mangiare e il dormire, non potrei mai vivere senza di essa. È ciò che mi fa sentire e vivere in contatto con l’Unità, la Fonte, l’Energia Suprema.
Questo articolo vuol essere una piccola guida alla meditazione e agli effetti positivi che ne scaturiscono.
CHE COS’È LA MEDITAZIONE
Il termine meditazione deriva dalla radice “med” che indica riflessione, ma anche cura. Infatti è la stessa radice delle parole “medico”, “medicina”, “medicamento”. La meditazione è dunque uno stato di contemplazione, di concentrazione profonda, ma che può anche significare una forma di cura per l’uomo. Una cura non di carattere fisico, ma che attiene agli strati più sottili e profondi del suo Essere.
Per me la meditazione significa proprio questo: qualcosa di magico e misterioso che mi porta oltre i cinque sensi fisici, oltre il mio corpo fisico, oltre il tempo e oltre lo spazio, oltre il riflesso dello specchio che è la nostra normale esistenza, dandomi costantemente l’opportunità di entrare in contatto con la mia parte più profonda, con un mondo inesplorato, che mi stupisce e mi incanta tutte le volte.
E difatti la meditazione è così alla portata di tutti da essere lo strumento per eccellenza, il mezzo migliore per entrare in sintonia con tutti i nostri piani di esistenza, fisico, mentale, emozionale e spirituale. Di norma si crede che questa disciplina sia prerogativa solo della spiritualità o vada a sviluppare la parte spirituale dell’essere umano.
Questo concetto è corretto, ma non dobbiamo dimenticare che tutti i livelli dell’esistenza sono assolutamente collegati e correlati tra loro, essendo noi esseri multidimensionali da un punto di vista olistico. Pertanto, praticando la meditazione, andremo a sviluppare non solo la parte spirituale, ma anche quella fisica, che ne beneficerà in termini di riduzione dello stress, senso di benessere con il miglioramento dell’umore.
Ma anche quella emozionale, rendendoci partecipi “cum passione” della nostra e dell’altrui sfera emotiva, permettendoci di entrare in miglior sintonia con le persone che ci circondano. Ma anche mentale, apportando maggior chiarezza e concentrazione, sviluppando l’attenzione e la creatività.
COME FUNZIONA LA MEDITAZIONE
Durante la meditazione la parte sinistra del cervello abbassa le proprie frequenze lasciando emergere la sua parte destra. L’emisfero sinistro è preposto all’attività razionale e a tutto ciò che ne concerne: la logica, il linguaggio, la matematica, la critica, il senso del tempo e dello spazio. L’emisfero destro è lo strumento della creatività, dell’immaginazione, della fantasia, dell’intuizione e della ricettività.
I due emisferi, separati da un corpo calloso chiamato membrana centrale, sembra che apparentemente non abbiano alcun dialogo tra loro. Quasi ognuno a se stante a dominare ognuno per conto proprio le attività che gli competono. In realtà però non è proprio così. I due emisferi sono strettamente collegati tra loro anche se, a seconda del lavoro che stiamo svolgendo, ne emerge sempre più uno rispetto all’altro.
IL LINGUAGGIO DELL’ANIMA
La meditazione è quindi la forma più semplice per aprirci alle nuove potenzialità, lasciando emergere il linguaggio dell’Anima, quella parte sempre taciuta e inascoltata che invece ha al suo interno infinite possibilità. Il tutto a costo zero, perché non facciamo altro che utilizzare quello che già possediamo, il nostro cervello nella sua espressione totale. Ma su cosa è bene meditare, quale deve essere l’oggetto della meditazione?
LA VISUALIZZAZIONE
Prima di vedere su cosa si può focalizzare la nostra meditazione, bisogna prima descrivere che cosa è la “visualizzazione”. Per visualizzazione si intende quella pratica svolta ad occhi chiusi, durante la quale si cerca di richiamare alla nostra mente oggetti o situazioni a noi già conosciuti, ma che vengono osservati non con gli occhi fisici, bensì con gli occhi della mente, con l’immaginazione.
Pratichiamo sempre, davvero sempre, la visualizzazione ogni giorno, in forma inconsapevole. Quando qualcuno ci descrive una sua esperienza, noi ce la immaginiamo nella nostra mente, e più fervida essa sarà, maggiori dettagli aggiungeremo alla nostra visualizzazione. Se andiamo a ripescare un ricordo, useremo sempre questo sistema di visualizzare quel determinato avvenimento o persona o luogo.
Durante la vista oggettiva, attraverso l’uso dei nostri occhi, le immagini vengono inviate direttamente dal mondo esterno, reale, attraverso il nervo ottico all’emisfero cerebrale sinistro che le traduce con quello che vediamo. Durante la visualizzazione, invece, le immagini vengono trasmesse dall’emisfero destro del cervello a quello sinistro, il quale lo stesso le decodifica, ma senza avere ricevuto le informazioni dal sistema nervoso. La visualizzazione sarà sempre molto personale e soggettiva.
L’IMPORTANZA DELL’IMMAGINAZIONE
Ognuno di noi richiamerà alla propria mente il ricordo, per esempio, di una rosa in forma del tutto personale, chi di colore rosso, chi gialla, chi bianca o chi screziata, per non parlare di chi aggiungerà il gambo con le spine o chi la vedrà accanto ad un bocciolo, o chi la vedrà nella sua pianta originale. Infinite immagini di uno stesso oggetto, tutte quante valide, che dipendono solo dall’immaginazione di ognuno.
La visualizzazione è dunque una pratica che nasce dall’immaginazione e dalla fantasia. Ciò che è importante è che ci appartiene da sempre, nonostante senta spesso dire “non sono capace a visualizzare, non so come fare”. Non è davvero possibile! Fa parte di noi, è l’attività primaria del nostro cervello destro, della nostra Anima, del nostro essere umano. L’equivoco, secondo la mia esperienza, nasce semmai dalla differenza tra “visualizzazione” e “visione”.
La visualizzazione è sempre in forma consapevole e cosciente, sono io che decido come visualizzare un oggetto, anche sulla base di quelle che sono sia la mia esperienza diretta e oggettiva dell’oggetto che la mia cultura. La visione invece è qualcosa che arriva alla mia mente, non si sa bene da dove, in maniera del tutto inconsapevole e senza che la mia coscienza l’abbia richiamata.
EFFETTI POSITIVI DELLA MEDITAZIONE
Gli effetti positivi della meditazione sono innumerevoli. Centinaia di ricerche in proposito concordano nell’affermare che può aiutare a ridurre lo stress, gli stati d’ansia perché capace di calmare e rilassare, riducendo così anche gli stati depressivi e la paura, e stabilizzando l’umore.
Ciò che ne consegue é un aumentato senso di benessere oltre che uno sviluppo delle facoltà mentali, perché si sviluppano le connessioni neurali e di conseguenza la concentrazione, specie nel lavoro, nello studio e nell’attività sportiva, e in generale in tutte quelle attività che richiedono impegno mentale. Inoltre sviluppa consapevolezza e rende più chiara la visione di ciò che vogliamo, ora e in futuro.
Esistono anche dei benefici fisici, quali il miglioramento della postura, perché ci insegna a tenere dritta la schiena, e la capacità di gestire il dolore cronico.
METTERSI IN ASCOLTO
Riassumendo, ciò che conta maggiormente per meditare è uno stato interiore, la voglia di trovare la centratura in noi stessi, il desiderio di raggiungere una maggior consapevolezza del nostro Essere, di comprendere che ciò che conta maggiormente è l’essere presenti a noi stessi. Meditare significa non farci prendere da quello che è accaduto ieri o su quello che sarà domani, lasciare andare ciò che non ci serve più e focalizzarci sullo stato presente, sul qui e ora, mettendoci in uno stato di ascolto.
Serenella D’Ercole ricercatrice spirituale e life coach
Che cos’è il sogno? In questo articolo proviamo a scoprirlo insieme, per avere consapevolezza di questo misterioso viaggio negli strati più profondi della nostra mente.
Mi sono sempre sentita affascinata dal sogno, dalle sue strane dinamiche, dai suoi accesi colori o dal suo talvolta apparire semplicemente in bianco e nero. La scienza, per quanti passi da gigante abbia fatto nel corso dei secoli, ancora oggi non è in grado di spiegare perché sogniamo. Afferma semplicemente che è un’attività della mente durante la fase del sonno, quando il corpo fisico ha bisogno di riposare totalmente per potersi rigenerare. Ed è proprio questo alone di mistero che ancora lo avvolge a conferire al sogno il suo particolare fascino, in tutte le epoche e in tutte le culture.
Anche il sogno è un viaggio dell’Anima, in forma molto diversa dalla meditazione, ma con tratti molto simili e complementari.
COSA DICE LA SCIENZA
Se facciamo riferimento alle ricerche scientifiche, queste hanno analizzato l’attività del cervello sia durante il nostro stato di veglia che durante il sonno, suddividendo questi stati in particolari “onde“ con proprie caratteristiche e peculiarità, misurate in frequenze Hertz, cicli al secondo. Il primo è lo stato delle onde Beta, tra i 14 e i 30 hertz, che corrisponde al nostro normale stato di veglia, quando cioè interagiamo con la realtà circostante. Siamo vigili e attivi e svolgiamo le nostre normali attività quotidiane.
Nello stato delle onde Alpha, tra gli 8 e i 13,9 hertz, siamo in uno stato di semi-coscienza, non del tutto vigili ma nemmeno completamente addormentati. È lo stato della meditazione, dell’attività ipnagogica prima dell’addormentamento e dello stato cosiddetto extra-sensoriale. Nello stato delle onde Theta, tra i 4 e il 7,9 hertz, siamo nella fase del sonno cosiddetto REM, Rapid Eye Movement e cioè il movimento rapido dell’occhio, la fase del sonno in cui si sogna sempre. Mentre le onde Delta, tra gli 0,1 e i 3,9 hertz indicano lo stato di sonno profondo, senza sogni.
SOGNO O REALTÀ?
Partiamo come prima cosa dalla “dinamica” dei sogni, lasciando per ora le interpretazioni da parte, solo momentaneamente. Nell’attimo in cui si sta sognando percepiamo questo stato come reale, come appartenesse al nostro normale stato di veglia. Mi spiego meglio, mentre siamo nel sogno per noi quella è la realtà. Che poi sia diversa da quella del nostro normale stato di veglia, poco importa. Nel sogno viviamo esattamente come nella vita quotidiana: camminiamo, pensiamo, ci emozioniamo, ci muoviamo, incontriamo persone che conosciamo, andiamo al lavoro, etc etc.
Difficilmente ci rendiamo conto che stiamo sognando, il nostro cervello percepisce tutto come vero. Anche quando viviamo delle esperienze un po’ più fuori dal comune, come volare o passeggiare nel fondo del mare, o quando incontriamo delle creature mostruose, tutto è percepito in quel preciso momento come reale. Il nostro cervello non riconosce la realtà della nostra vita dalle scene oniriche, tutto è reale per lui, senza alcuna differenza. Solo al risveglio, quando ci riappropriamo delle nostre facoltà sensoriali, ci rendiamo conto di avere sognato.
Inoltre c’è anche un altro aspetto che il mondo reale e quello onirico hanno in comune: la passività dell’essere che sogna. Nel sogno siamo passivi. Viviamo tutte le esperienze che accadono in forma passiva, nel senso che dicevamo poco fa: prendiamo per reale quello che appare davanti ai nostri “occhi” e crediamo che sia la realtà. Esattamente come nella vita reale.
Non c’è molta differenza tra il sogno e la vita di tutti giorni, se non nelle scenografie ed esperienze, per il resto è tutto uguale. Inconsapevoli e passivi, per non dire addormentati, nel nostro stato di veglia, esattamente come passivi, inconsapevoli e addormentati, stavolta per davvero, durante il sogno.
LA CONSAPEVOLEZZA
Viviamo una vita da addormentati, credendo che tutto quello che accade davanti ai nostri occhi sia la vera realtà. Non solo, ma ci affanniamo anche a cercare di cambiarla con tutte le nostre forze. Quando invece basterebbe essere davvero svegli e vigili, in una parola, consapevoli, per renderci conto che tutto ciò che appare nella nostra vita è solo il frutto dei nostri pensieri.
La realtà che appare è solo uno specchio di come siamo noi. Se non ci piace questa realtà, invece di continuare a guardare nello specchio, bisognerebbe guardare chi siamo noi, osservarci nel profondo, considerare i nostri pensieri, cambiare il nostro normale modo di essere, cercare di trovare una maggior presenza a noi stessi e allinearci con la nostra parte più profonda, allora e solo allora lo stato delle cose riflesse nello specchio potrà cambiare. Lo stesso vale per il sogno.
IL SOGNO LUCIDO
Chissà se vi sarà mai capitato anche solo una volta nella vita di avere sperimentato un sogno lucido. Nel sogno lucido pilotiamo volontariamente e all’istante la realtà che ci appare davanti come per magia. Una scena non mi piace, mi disturba, mi crea paura ed angoscia, bene, la cambio. Mi si para davanti un mostro con tre teste che ha deciso di farmi a pezzettini. Se vivo il sogno in forma passiva, me la posso dare a gambe levate, e forse riuscire a salvarmi. Altrimenti posso diventare consapevole della scena, cioè sapere di essere nel sogno e decidere all’istante di cambiare o sostituire la situazione che mi appare davanti.
L’esperienza del sogno lucido porta come conseguenza la possibilità di vivere con maggiore consapevolezza la nostra vita di ogni giorno. Questo è valido anche al contrario, e cioè nel momento in cui tutto il nostro essere è allineato, possiamo vivere il sogno come lucido, perché lo stiamo già facendo nella vita reale.
I sogni lucidi hanno il vantaggio, rispetto a quelli normali, di permetterci di modificare la realtà che viviamo nel sogno a nostro piacimento. Se fossimo in grado di fare la stessa cosa nella realtà che ci circonda avremmo risolto tutti quanti i nostri problemi.
Vivere un sogno lucido è forse più facile che vivere una vita “lucida” e consapevole. È difficile rimanere sempre centrati e presenti a noi stessi, regolare e focalizzare i nostri pensieri in maniera positiva, riuscire a trovare sempre un’opportunità ad ogni disavventura. Eppure è l’unico modo per poter realizzare ciò che più desideriamo nella nostra vita.
MEDITAZIONE E SOGNO
Ciò che accomuna la meditazione al sogno è proprio il fatto che la parte sinistra del cervello rimane dormiente, mentre emerge quella destra. Nella meditazione in forma consapevole, nel sonno in forma spontanea. I livelli di attenzione si abbassano, si annullano del tutto e la nostra parte più creativa può finalmente essere padrona della situazione. La Ragione lascia andare la presa e l’Anima può finalmente prendere il comando. Peccato che il tutto avvenga solo quando non ce ne rendiamo conto, cioè mentre dormiamo.
Durante la giornata esprimiamo al meglio la nostra parte razionale e cognitiva e durante il sonno la parte più inconscia ed intuitiva. Sono convinta che i sogni cosiddetti premonitori hanno proprio a che vedere con questo aspetto, con l’affioramento della parte più percettiva e profonda del nostro inconscio.
I sogni premonitori non sono ovviamente dei sogni lucidi, in quanto non abbiamo modo di modificare quanto avviene durante il sogno. Se abbiamo la fortuna di ricordarli (e generalmente la percentuale di ricordo è molto elevata), possiamo verificarne o meno la loro validità.
Quando parliamo di sogni non ci sono delle regole ben precise. Quando andiamo a toccare le corde dell’inconscio, possiamo solo pensare o credere o immaginare che le cose vadano in un certo modo, ma sicuramente non esistono regole che determinano questi fenomeni o esperienze.
Tutto è molto soggettivo, perché l’Anima è unica e personale e il linguaggio che usa può essere compreso solo dalla persona che la possiede. Il mio inconscio, la mia Anima, la mia mente creativa parla a me e a nessun altro e solo io sono in grado di poter decodificare il suo linguaggio, che, come abbiamo visto, non sempre parla a parole, ma preferisce usare delle immagini o dei simboli, un codice insomma, che solo io posso comprendere.
CONSIGLI
Ho la buona abitudine di scrivere al risveglio tutto ciò che ricordo del sogno. Scrivendo non solo si mette nero su bianco ciò che ci è arrivato dalla nostra Anima durante la notte, ma facendo il lavoro a ritroso del ricordo, arrivano alla coscienza dettagli che si pensavano perduti. Pensate a quanto possa essere importante avere una memoria dei sogni.
Prima di tutto si possono decodificare con tutta calma e tranquillità e anche verificare a posteriore se siano o meno dei sogni premonitori. I sogni si dimenticano subito, perché li viviamo in forma passiva. Esattamente come nella vita conscia lasciamo andare tutto quello che non ci serve o quello che facciamo in forma automatica. Tanto è vero che spesso dimentichiamo gli oggetti, non ricordiamo dove li abbiamo messi, proprio perché fanno parte di azioni automatiche alle quali non prestiamo la minima attenzione.
Serenella D’Ercole ricercatrice spirituale e life coach
Spirito, anima e materia: cosa le differenzia? E come averne consapevolezza? Facciamo luce sul loro significato, sulle connessioni, e sulle differenze che le caratterizzano.
Se ci riferiamo alle varie dottrine religiose, ognuna di queste darà una propria descrizione su quelle che sono le peculiarità dello spirito e dell’anima, con proprie differenze e diversità. Mi baso piuttosto sui miei decennali studi e, soprattutto, sulla mia esperienza personale. Perché tanto è proprio l’esperienza che conta, il proprio sentire e la propria percezione. Può essere che quello che sto per dirvi ricalchi in qualche maniera una dottrina religiosa piuttosto che un’altra, oppure che sia un mix di una con le altre. Non è poi così importante. L’importante è sperimentare sempre, essere curiosi della vita come della vita oltre la vita, del materiale come dell’immateriale, perché tutto fa parte della nostra esistenza.
SPIRITO E ANIMA
Lo Spirito e l’Anima non sono la stessa cosa e non andrebbero confuse. Sono convinta che esiste un Dio, una Fonte Energetica, un Uno al di sopra di tutto e tutti. È l’Unità Divina che non abita in alcun luogo e in alcun tempo, perché “È”. Esiste di per sé da sempre, nell’eternità e per l’eternità. La Fonte Divina non ha confini né spaziali né temporali, è infinita e non può essere racchiusa in alcun termine o aggettivo, sarebbero sempre troppo riduttivi. Ma se proprio dobbiamo, allora potremmo dire che è Amore puro. Amore è un concetto del tutto terreno che mettiamo sempre a confronto con ciò che non lo è e che non lo rappresenta.
Lo Spirito è proprio un’emanazione divina, una parte che la Fonte ha voluto condividere, essendo infinita. Una piccola particella del suo Essere vive dentro di noi ed è questa che ci fa sentire in alcuni momenti dell’esistenza come parte del tutto e dell’Amore Divino. Questa Esistenza perfetta e trascendente esiste in ognuno di noi ed è questa particella che fa dell’essere umano a sua volta un creatore, un creatore della propria vita sul piano fisico.
Tutto il creato possiede questa particella, questo frammento di pura Luce. Ognuno a suo modo. Ma tutto è permeato dallo spirito divino. Questo frammento divino è a sua volta infinito, perché è dall’Infinita Luce che ha origine. Diventa solo apparentemente “finito” nel momento in cui alberga nella materia o in un corpo fisico, ma la sua natura di per sé è infinita.
CONNESSIONI E DIFFERENZE
Lo Spirito è strettamente connesso all’Anima. Se vogliamo dare corpo a un’immagine, potremmo descrivere come l’Anima che avvolge lo Spirito, che lo abbraccia. Mi verrebbe in mente il simbolo dello Yin e dello Yang, quelle due figure interamente collegate tra loro, una essenza che appartiene all’altra. Assolutamente dunque interconnesse tra loro. Mentre lo Spirito semplicemente è, l’Anima è vincolata ad un processo di sviluppo, di crescita e di evoluzione.
L’Anima ha una sua propria coscienza ed è capace di provare sentimenti, emozioni, impressioni, impulsi e percezioni. Ogni Anima è intimamente collegata al suo Spirito che la dovrebbe guidare e accompagnare durante il suo processo di crescita. Non è detto però che le due essenze di Spirito e Anima dialoghino tra loro. Si può vivere una vita di sola Anima senza avere coscienza della presenza dello Spirito.
L’Anima nella sua continua evoluzione è sempre guidata dallo Spirito, il frammento dell’emanazione divina, a patto però che la lasci agire in piena e totale libertà per farle raggiungere il più alto livello di maturazione ed evoluzione. L’Anima potrà in ogni momento rivolgersi al Sé Superiore per ricevere consigli, suggerimenti e insegnamenti.
Solo se l’Anima lo desidera potrà rivolgersi allo Spirito, ma non accadrà mai il contrario, perché lo Spirito che esiste di per sé può solo osservare ma non intervenire senza essere interpellato. Nel momento in cui le due essenze di Anima e Spirito si uniscono in uno scambio di informazioni, il processo di perfezionamento dell’Anima può accelerare molto più rapidamente e arrivare prima al suo obiettivo o progetto terreno.
L’Anima è la prospettiva orizzontale dell’uomo nei confronti della vita e del mondo, mentre lo Spirito è la visione verticale dell’uomo dalla prospettiva dell’Unità Divina.
ESSERE CONSAPEVOLI
La Materia trova la sua realizzazione solo sul piano fisico, composta da particelle atomiche e subatomiche che la compongono e che non sono visibili all’uomo, essendo energia compressa. Il nostro corpo fisico rientra in questo piano di materialità. È attraverso il nostro corpo che possiamo entrare in contatto con il mondo fisico che abitiamo il quale è solo uno dei tanti possibili ed è quello che noi sperimentiamo quando siamo sulla Terra. Il corpo è dunque solo un mezzo attraverso il quale possiamo sperimentare, con l’uso dei nostri cinque sensi, la realtà che percepiamo e che osserviamo davanti a noi.
L’Anima ha una sua propria coscienza dove immagazzina tutte le esperienze vissute nelle diverse incarnazioni. Quando l’Anima decide di entrare nel mondo materiale ed abitare un corpo fisico, nella maggior parte dei casi dimentica la propria essenza, le proprie antiche memorie e la sua origine. La sua coscienza, proprio per il processo di non ricordo, solo apparentemente si riduce, prendendo per reale solo l’ambiente e le circostanze che sta vivendo. Ecco perché l’essere umano fa più fatica a realizzare lo scopo e l’obiettivo dell’Anima.
OSSERVARE PER COMPRENDERE
Vediamo ora nella pratica che cosa effettivamente accade. Attraverso il nostro corpo entriamo in contatto con il mondo materiale dando luogo a delle esperienze di carattere prettamente fisico. Per fare ciò ci avvaliamo dei nostri cinque sensi, attraverso i quali percepiamo immagini, colori, forme, sapori e suoni.
A questo punto entra in gioco l’Anima che di ogni esperienza fisica ne percepisce le impressioni, le emozioni e le sensazioni che possono essere sia di gioia che di dolore, di piacere o di disperazione, di attrazione o di repulsione. Gli oggetti o le esperienze che sono state percepite con i sensi fisici, per l’Anima acquisiscono un significato particolare e molto soggettivo, sulla base di come le abbia vissute secondo le proprie impressioni.
Le Anime non sono tutte uguali e non percepiscono tutto alla stessa maniera ma a seconda delle proprie esperienze soprattutto emotive. Anche ciò che ci sembra di avere dimenticato come esperienza fisica, l’Anima registra la propria impressione di quel momento nel suo interno, rilasciandola al momento opportuno. Allo Spirito tutto questo processo dell’Anima poco importa, avendo una totale e diversa concezione del cosmo.
Osserva il mondo da un punto più alto, spirituale appunto, valutando le esperienze non più dall’impressione che le hanno determinate, ma dal loro valore intrinseco, che piaccia o meno all’Anima. La valutazione dello Spirito è assolutamente distaccata e imparziale, sulla base dell’ordine naturale del creato.
FACCIAMO UN ESEMPIO
Se durante una passeggiata in campagna osservo da vicino l’operosità di alcune api, il loro modo di volare con destrezza e precisione da una corolla all’altra dei fiori, e vengo improvvisamente punta da una di loro, la prima sensazione è sicuramente quella di dolore, alla quale può fare seguito quella di paura, se non addirittura di panico. L’Anima registra questa esperienza al suo interno e tutte le volte che mi troverò nelle vicinanze di questo insetto proverò la stessa identica emozione di paura, attivando una sensazione di repulsione.
Questo sarà il valore che l’ape avrà per me anche in futuro. Lo Spirito, al contrario, che è totalmente disinteressato all’impressione ricevuta dalla puntura dell’insetto e quindi alle sensazioni immagazzinate dall’Anima, osserva l’ape nel suo ordine naturale, nel posto per esempio che occupa all’interno del regno animale e la sua preziosa funzione su questa terra, senza lasciarsi influenzare da impressioni o sensazioni individuali, in totale assenza di giudizio.
Avrete dunque capito che mentre l’Anima non è uguale per tutti, lo Spirito sì, essendo un’emanazione dall’unica Fonte Divina.
Nonostante i diversi studi e ricerche, siamo ancora molto lontani dal poter definire la sede dove si trovino sia l’Anima che lo Spirito. La maggior parte degli studiosi in campo della filosofia e della psicologia, osservate da un punto di vista spirituale e di crescita interiore, concorda sul fatto che negli esseri umani lo Spirito e il Sé Superiore o super conscio abbiano le stesse caratteristiche, mentre l’Anima trovi la sua sede nell’inconscio o subconscio.
ANIME IN VIAGGIO
Se l’Anima riesce a trovare un contatto, come si diceva, con il Sè Superiore, allora il suo processo di evoluzione si accelera talmente tanto da poter decidere, nella migliore delle ipotesi, di non doversi più reincarnare. Questi contatti avvengono molto raramente sul piano conscio e perché avvengano devono essere fortemente desiderati e consapevolmente realizzati. La buona notizia è che il momento in cui le due essenze possono incontrarsi è durante lo stato Alpha del cervello.
Durante questa fase possono dialogare tra loro, l’Anima può rivolgersi al Sè Superiore e chiedere consigli su come comportarsi, come pensare, come risolvere determinate problematiche, e lo Spirito sarà sempre lì felice e pronto a rispondere ed esaudire ogni richiesta. Se l’Anima non cercherà questo contatto, lo Spirito si asterrà dal prendere iniziative, poiché rispetta in toto la decisone delle Anime, allieve sulla Terra.
In questo contesto è allora molto più chiaro perché il collegamento con il Mondo dello Spirito, sia che avvenga con il nostro Sé Superiore che con gli Esseri di Luce, diventi estremamente determinante e importante per noi. E anche perché questo Mondo sia così interessato a noi, ai nostri pensieri e alle nostre azioni sul piano di esistenza terreno.
LE RISPOSTE ALLE NOSTRE DOMANDE
Mi sono sempre sentita ripetere da insegnanti, maestri e testi che trattassero argomenti di crescita interiore che le risposte sono già dentro di noi. Perché il nostro Spirito, il nostro Sé Superiore sa perché è, perché è infinito. Gli Esseri di Luce sono entità distinte le une dalle altre, ma in quanto emanazione dell’unica Fonte non hanno sostanziale differenza dal frammento di Luce che alberga dentro di noi. Gli esseri umani, se osservati da questa ottica spirituale, non hanno diversità tra loro, sono e siamo tutti emanazione della stessa identica eterna e infinita Luce Divina.
Come si diceva, il momento di contatto tra la nostra Anima e il nostro Spirito è durante lo stato Alpha del cervello, dunque durante la meditazione e anche nel momento poco prima di abbandonarci al sonno profondo. Ne consegue che lo stato meditativo è di fondamentale importanza per trovare il dialogo con il nostro Spirito e poter accedere alle informazioni che aiutino la nostra crescita interiore, spirituale ed evolutiva. Più ci esercitiamo ad entrare in Alpha e più abbiamo le giuste opportunità di incontrare ciò che può fare diventare la nostra vita una vera festa.
Serenella D’Ercole ricercatrice spirituale e life coach
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