Prenderà il via a marzo 2026 la Scuola di Formazione in Regressione alle Vite Passate, organizzata da La Porta Eterica. Un percorso formativo unico nel suo genere, rivolto a chi desidera intraprendere un cammino di crescita personale e professionale attraverso le tecniche di regressione.
Il tema del potere delle piramidi è uno di quei temi tanto affascinanti, quanto ancora oggi misteriosi e segreti.
Infatti, nonostante decenni di studi e ricerche, molte domande legate alle piramidi rimangono ancora oggi avvolte nel mistero.
Tante sono ancora le questioni irrisolte e tuttora indecifrabili. Molte sono le simbologie legate a questi antichi monumenti e, in questo articolo del mio Blog, cercheremo di interpretarne qualcuno.
Leggi fino alla fine, perché ci sarà una meditazione legata alla piramide, questo simbolo tanto arcaico quanto primordiale.
Il potere delle piramidi: Simbologia delle piramidi
Per gli antichi Egizi, le piramidi non rappresentavano soltanto delle semplici tombe monumentali, tutt’altro, esse erano cariche di un profondo simbolismo religioso, filosofico e alchemico.
Il primo è il simbolo solare, associato al dio egizio del sole Ra.
Infatti, la superficie era rivestita in calcare bianco e rifletteva la luce del sole come un enorme specchio, a rappresentare sia la luce divina che la resurrezione del faraone nell’aldilà.
Il secondo simboloera la scala verso il cielo.
Basti infatti vedere la stessa forma della piramide, che diventa sempre più sottile salendo verso l’alto.
Questa era la scala che dava modo al faraone defunto di ascendere verso il cielo e poter raggiungere il regno degli dei, senza dimenticare che l’angolo di inclinazione della piramide stessa era rivolto verso la stella polare, considerata la dimora eterna degli dei.
Il terzo simbolo, strettamente legato al secondo, è il simbolo del Cosmo.
Infatti, la disposizione delle piramidi nella Piana di Giza è tale da essere allineata alle stelle della cintura di Orione, creando un collegamento con i cicli celesti e cosmici. Questo non indica soltanto l’avanzata conoscenza astronomica degli antichi Egizi, ma collega le piramidi ad una riproduzione in miniatura dell’Universo stesso con al centro la figura del faraone nella sua essenza divina.
Altro simbolo è quello della dimora dell’Anima. Infatti all’interno della piramide si trovava la camera funeraria del faraone, dove la sua Anima avrebbe riposato, con tutta una complessa ed intricata struttura di corridoi e camere, che rappresentavano il viaggio dell’Anima verso il mondo dell’aldilà.
Il potere delle piramidi: l’unione tra cielo e terra
Tutto rimanda al significato simbolico più globale, e cioè all’unione tra cielo e terra, dove la base quadrata rappresenta la materia fisica e l’elemento terreno, mentre l’apice è il regno spirituale, il cielo e il divino.
Solo con questa forma il faraone poteva trascendere i limiti della materia e raggiungere il regno celeste. La piramide diventa allora un amplificatore di energia, attraverso il quale è possibile raggiungere la vera illuminazione.
Il potere delle piramidi: piramide e alchimia
Ma non mancano anche riferimenti all’Alchimia: il processo di costruzione della piramide, nella sua impeccabile struttura, impossibile da replicare oggi con le nostre più moderne tecnologie, può rappresentare il lavoro di trasformazione della pietra grezza in una forma perfetta, che è proprio l’opera alchemica di trasmutazione interiore.
Visto così, il processo di costruzione della piramide può essere visto come una vera e propria metafora del viaggio alchemico di perfezionamento e di purificazione dell’essere umano.
Le proporzioni armoniose delle piramidi incarnano l’idea dell’ordine cosmico e dell’equilibrio perfetto.
È innegabile che la piramide possa essere anche associata alla forma eterica dell’essere umano, dove la base rappresenta la sua parte fisica e materica, mentre la parte superiore, l’apice, simboleggia l’Anima e lo Spirito.
Il potere delle piramidi: la meditazione con la piramide
Mettiti in una posizione comoda e rilassata, chiudi gli occhi e concentrati sul tuo respiro.
Appena ti senti pronto visualizza di essere seduto o sdraiato nel centro esatto di una piramide. La piramide può avere le dimensioni che vuoi tu, non è importante, come riesci a immaginarla va bene.
Questo è un luogo amorevole, sicuro e protetto. Osserva adesso che dall’apice della piramide inizia a scendere una meravigliosa luce dorata che ti avvolge completamente.
Questa luce dorata è calda e avvolgente come il sole. Lascia che questa luce ti inondi della sua energia.
Questa luce può energizzare, purificare e riequilibrare tutto il tuo corpo fisico, mentale, emozionale e spirituale. Rimani in questo stato per qualche minuto.
Al termine osserva che la luce dorata inizia a ritirarsi, è questo il momento in cui puoi lasciare andare alla luce tutte le tue tensioni, di qualsiasi natura esse siano. E mentre la luce sta sempre più risalendo, sentiti libero, leggero sia nel corpo che nello spirito.
Quando ti senti pronto, ringrazia la piramide e la luce dorata, riprendi contatto con il tuo spazio fisico e quando vuoi riapri gli occhi.
Puoi tornare in questo luogo magico tutte le volte che vuoi.
Noi siamo Terra e Cielo, Spirito e Materia, noi siamo la piramide che tende al Tutto.
Il Quinto Chakra è anche definito Chakra della Gola o Chakra della Comunicazione, poiché è posizionato proprio sul corpo fisico al livello della gola. Rappresenta il centro della capacità di espressione, di comunicazione e d’ispirazione. Questo Chakra è in grado di portare verso l’esterno tutto quello che è contenuto in tutti gli altri Chakra, perché rende manifesti, attraverso la parola e la comunicazione, i nostri sentimenti, le nostre aspettative, i bisogni primari della nostra sussistenza, le nostre paure, il senso di felicità, l’ansia, le nostre idee, i nostri pensieri, le nostre reazioni e ogni forma di emozione. Questo Chakra determina anche come noi portiamo all’interno le frequenze del suono e della parola, perché rappresenta certamente l’ascolto di ciò che arriva dall’esterno, ma anche e soprattutto come noi ci rivolgiamo a noi stessi nel nostro spazio interno. Infatti questo Chakra ci consente un certo spazio interiore per riflettere e meditare su ciò che sono i nostri pensieri, i nostri atteggiamenti e i nostri più veri desideri.
Il termine in sanscrito Vishudda significa “purificazione”, indicando così come dovrebbe essere la nostra comunicazione verso gli altri e anche verso noi stessi: pura, chiara, sincera e armoniosa. Le parole chiave che definiscono il Quinto Chakra e lo rappresentano sono: espressione, responsabilità, comunicazione.
ESPRESSIONE
Su un livello più semplice, espressione vuol dire cercare la realizzazione personale trovando modi che esprimano e manifestino le nostre particolari abilità, le nostre doti e i nostri talenti. Si ha bisogno di far udire la nostra voce, sia letteralmente che metaforicamente. A un livello più alto, espressione significa il nostro legame con le nostre qualità più spirituali. Si sente allora il bisogno di non fare compromessi con se stessi, anche a costo di mettere in forse più e più volte le nostre aspettative e anche quelle degli altri nei nostri riguardi. Soprattutto i genitori sono i primi a riversare su di noi aspettative che molto spesso non siamo in grado di soddisfare. L’espressione di idee, emozioni e sentimenti in forma equilibrata e pacata, in questi casi, ha la facoltà di farci ergere ad un piano fisico e spirituale molto più elevato, che si manifesterà anche in tutte le altre sfere della nostra vita: affettiva, lavorativa e sociale.
RESPONSABILITÀ
Non può esserci espressione, come l’abbiamo appena descritta, senza la responsabilità, senza il prendersi carico della propria vita, diventando adulti, attraversando i “riti di passaggio” in qualunque forma si presentino e con tutte le implicazione che questo comporta. La Responsabilità, quella vera e profonda, comprende anche il saper leggere, ascoltare e interpretare i messaggi che arrivano da un piano più alto di esistenza, a noi talvolta sconosciuto, ma che è sempre presente nella nostra vita. Entrare in contatto attraverso il nostro Quinto Chakra con queste forze universali vuol dire dare voce alle nostre richieste e saper accogliere tutto ciò che di conseguenza arriva. Se questo processo avviene in forma fluida, saremo anche responsabili di trovare la nostra vera strada, la nostra mission nella vita, e di vivere un’esistenza piena e soddisfacente.
COMUNICAZIONE
Tutti sappiamo cosa sia la comunicazione: l’espressione della voce rivolta all’esterno, verso gli altri, ma anche verso noi stessi, attraverso il nostro dialogo interno. Noi usiamo la comunicazione per esprimerci nel mondo, per esporre le nostre idee, per scambiare informazioni e per organizzare tutto quello che ci serve per meglio comprendere e farci comprendere dal nostro mondo. Esiste certamente un legame preciso tra i suoni che noi emettiamo e il tipo di vita che conduciamo. In definitiva la parola è un pensiero che si è concretizzato ed è diventato “materia” attraverso il suono. Il Vangelo di San Giovanni si apre con questo versetto: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste. In Lui era la Vita e la Vita era la Luce degli uomini. La Luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non la hanno accolta”. Finalmente alcuni scienziati cominciano a credere che il suono sia la struttura base che permette all’universo di prendere corpo. Se verrà confermata questa tesi, allora questi versi del Vangelo potranno essere considerati come un testo ispiratore che si esprime sulle leggi della fisica. Per il momento li continuiamo a considerare in termini metafisici: attraverso il concetto che il linguaggio dà forma e possibilità di comunicazione, la creazione, di qualsiasi tipo, ha luogo. La coscienza del Chakra della Gola è dunque essenziale e vitale, se vogliamo realizzare noi stessi al massimo delle nostre capacità.
L’ETA’ DELLO SVILUPPO DEL QUINTO CHAKRA
Tenendo conto che tutti i Chakra sono attivi nel momento della nascita del bambino, ognuno di essi ha comunque uno sviluppo più specifico in alcuni periodi della crescita del bambino. Premesso che il Quinto Chakra è l’ultimo Chakra ad essere collegato con una specifica età dello sviluppo, il periodo in cui maggiormente si espande è tra i quindici e i ventuno anni. Durante questi anni c’è la preparazione per l’entrata nel mondo adulto, ci sono le scelte della carriera, con il conseguente allontanamento dal controllo dei genitori. I giovani sentono sempre una personale “chiamata” a svolgere una missione particolare nella vita. Spesso però le convenzioni sociali e le convinzioni di genitori o insegnanti li fanno deviare dal loro desiderio primario. Prendere una decisione importante troppo presto o seguire le aspirazioni di altri piuttosto che le proprie, creeranno in seguito delle crisi molto forti, soprattutto all’avvicinarsi della “mezza età”. E’ importante che il Chakra della Gola nel lasso di tempo dai quindici ai ventuno anni circa rimanga sempre bene aperto, sempre propenso ad ascoltare, ma anche ad ascoltarsi e senza remora alcuna poter esprimere la propria opinione. Laddove ci fosse ancora uno stato di confusione dovuto all’età, meglio allora tacere e attendere un tempo migliore per fare il grande passo. L’ascolto di se stessi è di fondamentale importanza, unitamente ad una forte dose di sincerità verso se stessi e gli altri.
IL COLORE
Il colore primario del Quinto Chakra è l’azzurro con tutte le sue sfumature. Indossare o circondarsi di tutte queste variazioni di azzurro porterà a rafforzare l’abilità nella comunicazione, non solo interpersonale, ma anche di fronte a gruppi di persone più o meno numerosi. Insegnanti di professione, scrittori e persone che lavorano nei media possono avvantaggiarsi vestendo o meditando su queste tonalità. L’azzurro è il colore del cielo. Osservare questo colore immersi nella natura, meglio ancora se sdraiati sull’erba, assicura un miglioramento di tutte le funzioni del Quinto Chakra, apportando inoltre calma, pacatezza e centratura. Questo colore in tutte le sue tonalità non dovrebbe mai mancare nella nostra vita quotidiana.
GLI ASPETTI FISICI
Gli organi fisici coinvolti nel Quinto Chakra sono il collo, la gola, le corde vocali, la tiroide, la laringe, la trachea, l’esofago, l’udito. Una buona comunicazione verso l’esterno deve anche comportare una buona comunicazione verso l’interno. Questa forma di comunicazione in entrata si chiama ascolto. Una persona che ha la tendenza a parlare tanto, con un tono di voce troppo elevato o, al contrario, una persona che parla troppo poco e con una voce bassa e flebile, porterà a degli squilibri in questo Chakra, dove probabilmente verranno coinvolti tutti gli organi corrispondenti. Per il perfetto equilibrio di questo Chakra sarà dunque importante osservare come stiamo parlando alle persone intorno a noi e come ci rivolgiamo verso noi stessi. L’ascolto sarà anch’esso fondamentale per l’armonia del Chakra. Ascolto gli altri, lascio loro spazio nell’esprimere opinioni anche divergenti dalle mie? E soprattutto, ascolto me stesso, i messaggi che il mio Sé Superiore e la mia Anima vogliono comunicarmi? Ascolto il mio corpo che mi parla costantemente? Queste sono le domande che ogni giorno ci dovremmo porre e rimediare immediatamente laddove ci fosse stata una carenza ad una di queste domande.
PRIMO ESERCIZIO PER IL QUINTO CHAKRA
Siediti comodamente e chiudi gli occhi, lascia andare tutti i pensieri e inizia a respirare, semplicemente inspira ed espira e ad ogni respiro sentiti sempre più rilassato. Immagina di sentirti all’interno di una bolla di colore azzurro e ad ogni respiro fai entrare quella luce dentro di te. Immagina che questa luce penetri in ogni tua cellula, irradiandola con tutta la gioia e la serenità di cui hai bisogno. Ogni tua cellula risplende di questa luce azzurra e se senti che una parte specifica del tuo corpo ne abbia bisogno, concentra quella luce proprio su quella parte. Rimani in questo stato di beatitudine per tutto il tempo che vuoi, e quando senti che tutto il tuo corpo si è nutrito della tua luce azzurra, puoi tornare lentamente al tuo stato normale di veglia e riaprire gli occhi.
SECONDO ESERCIZIO PER IL QUINTO CHAKRA
Siediti comodamente e chiudi gli occhi, lascia andare tutti i pensieri e inizia a respirare, semplicemente inspira ed espira e ad ogni respiro sentiti sempre più rilassato. Concentrati adesso sul tuo centro della gola, esattamente sul tuo Quinto Chakra. Osserva come un raggio di luce azzurra entra e irradia tutta la tua gola e il tuo collo. Porta quel colore nelle zone in cui avverti dei disagi o dei disturbi. Rendi il colore sempre più vivido e intenso se si rendesse necessario. Fai anche attenzione a ciò che provi durante questa esperienza. Se lo desideri, puoi anche fare delle affermazioni su come desideri cambiare il tuo stato interiore, il tuo modo di comunicare, o se hai bisogno di prenderti maggiori responsabilità per diventare l’autore e il fautore della tua vita. Rimani così per tutto il tempo che vuoi. Solo al termine, riprendi il contatto con lo spazio intorno a te e con i tuoi tempi riapri gli occhi.
Buona pratica!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
Inizia da oggi in questo Blog una serie di articoli, ne seguiranno 7 nello specifico, uno per ogni Chakra, in modo da analizzarli nel dettaglio, vedere come funzionano e come tenerli sempre attivi attraverso esercizi specifici e mirati.
Si legge e si sente molto parlare di Chakra, descritti come un millenario sistema indiano, che tratta le correnti energetiche del corpo umano.Tutte le tradizioni esoteriche hanno sempre affermato che il corpo fisico è solo la manifestazione esteriore e materiale di un involucro che contiene la vera essenza dell’uomo, e cioè il suo essere spirituale. Hanno anche messo in evidenza come il corpo fisico sia solo lo strato più denso ed evidente tra tutti i corpi che tutti gli esseri viventi possiedono.
COSA SONO I CHAKRA
Questa descrizione è tratta dal mio libro “Percepire l’Invisibile”, è solo un breve capitolo dedicato a questo immenso argomento di cui tratteremo in maniera più approfondita nei prossimi articoli del Blog. Il concetto di energia e la sua funzionalità era molto ben conosciuta, soprattutto nelle tradizioni orientali, India e Cina, da più di 4.000 anni fa. La medicina tradizionale cinese, che trova larga applicazione ancora oggi, non solo in Cina ma in tutto il mondo, si basa prevalentemente sui cosiddetti “meridiani”, decine di particolari punti e canali localizzati sul corpo, esattamente come a formare una mappa, attraverso i quali scorre l’energia vitale definita “Qi”. Lo studio dell’antica medicina cinese è molto complesso ed è il fondamento dell’agopuntura, una disciplina olistica molto antica e anche molto conosciuta nel mondo occidentale, che, attraverso la stimolazione di quegli stessi meridiani con l’inserimento di aghi sottilissimi, tende a prevenire e curare diverse malattie, oltre a sollecitare il benessere psico-fisico. Sono stati addirittura ritrovati dei primordiali aghi fatti di osso, bambù e terracotta risalenti a circa 5.000 anni fa. Ed è anche molto interessante il fatto che fu l’ordine ecclesiastico dei Gesuiti ad introdurre in Europa la tecnica dell’Agopuntura intorno al 1600. Se per i Cinesi l’energia vitale era il “Ki”, per gli Indiani si chiamava “Prana” e permeava tutto il corpo attraverso numerosissimi centri, più o meno come i meridiani cinesi, ma evidenziandone sette di particolare e fondamentale importanza per la salute sia fisica, che emozionale, che spirituale : i Chakra. Il termine Chakra viene dal Sanscrito e significa “ruota”. Infatti i Chakra vengono descritti, anche se non sono visibili a occhio nudo, come delle ruote che girano in senso orario e antiorario e hanno la loro localizzazione in sette punti principali sia davanti al corpo fisico che posteriormente, in corrispondenza di questi stessi punti, lungo la spina dorsale. Sono come dei doppi coni di energia che ruotano vorticosamente con una facciata anteriore e una posteriore, entrambi con il vertice nella spina dorsale, o internamente al corpo da cui il Chakra emana. I Chakra frontali sono relativi alla coscienza, al vissuto quotidiano, all’attuale esistenza, e contengono al loro interno informazioni riguardanti la vita quotidiana, lo stato mentale, i pensieri, l’atteggiamento emotivo e psicologico nei confronti del mondo circostante, i bisogni primari, le decisioni da prendere e tutte le esperienze dell’attuale esistenza. Mentre il lato posteriore dei Chakra ha attinenza con informazioni che provengono dall’inconscio, dalle vite passate, dai sogni, dalle premonizioni, dai poteri psichici e medianici, dal contatto con energie spirituali e multidimensionali, tutto ciò insomma che fa parte del nostro essere, ma che è per il momento latente, se non opportunamente sollecitato. Ogni Chakra regola il sistema energetico umano e collega gli aspetti di visibile ed invisibile di corpo, mente e spirito, contribuendo allo scambio di energia tra le varie dimensioni. Ciascuno di questi centri opera attraverso una propria frequenza vibratoria. Generalmente se il centro è più in basso, verso la terra, la sua frequenza sarà molto più fisica rispetto ad un Chakra che si trovi più in alto, come la testa, per esempio. Da notare però che, essendo tutti i Chakra strettamente collegati tra loro, la disfunzionalità di uno porterà di conseguenza a delle disarmonie anche negli altri. Infatti, ogni Chakra possiede un proprio meccanismo per comunicare sia con l’organismo nel suo insieme, che con tutti gli altri centri energetici. Ovviamente, pur facendo parte di una stessa famiglia all’interno della quale il dialogo e la collaborazione sono fattori determinanti, mantengono delle caratteristiche e funzionalità del tutto proprie.
lotus and Seven chakras
CHAKRA, I FIORI DELLA VITA
I Chakra si sviluppano intorno alla nostra colonna vertebrale e li possiamo immaginare come dei fiori. Lo stelo del fiore è la nostra colonna, i fiori sono i singoli Chakra. Questi fiori sono molto flessibili, vibrano e girano secondo le circostanze della vita, dei nostri pensieri e delle nostre emozioni: come, insomma, noi reagiamo alla realtà che ci circonda. Un Chakra non può mai essere chiuso, ma, piuttosto, dissonante o in squilibrio. Proprio come un fiore può afflosciarsi e non mostrare quei bei petali aperti alla vita. Se iniziamo a lavorare con i Chakra possiamo migliorare la nostra salute fisica, mentale, emozionale e spirituale, andando quindi ad impattare su tutti i nostri piani di esistenza. Il lavoro sui Chakra è un lavoro che ognuno dovrebbe intraprendere per cambiare la propria vita, il proprio sentito, il proprio stile di pensiero. Ogni Chakra è un universo a sé, anche se unito a tutti gli altri Chakra, come una mappa della coscienza che ci mostra le coordinate del nostro sviluppo personale. Quando entriamo in contatto con ii nostri Chakra in maniera dinamica, questo ci aiuta a fare scelte più consapevoli e responsabili, per affrontare in maniera entusiasmante il percorso della nostra esistenza su questa Terra.
PRIMO ESERCIZIO CON I CHAKRA
Mettetevi in piedi o seduti, l’importante è che la colonna vertebrale sia dritta ma non rigida. Gambe e braccia rilassate e non incrociate. Iniziate a sentire il ritmo del vostro respiro e a concentrarvi su di esso. Sentite l’inspirazione arrivare da un punto sopra la vostra testa, la corona. Poi spingete quell’inspirazione al centro del vostro corpo, fino a lasciare il respiro, espirando alla base della vostra colonna. Seguite questo ritmo per circa dieci respirazioni e poi invertite. Iniziate ad inspirare dalla base della vostra colonna, facendo salire il respiro fino al centro del vostro corpo e lasciandolo andare, espirando, sulla sommità della vostra testa. Continuate così per altre 10 respirazioni e poi invertite di nuovo. L’esercizio può durare quanto volete voi, sarebbe bene non meno di 5 minuti.
SECONDO ESERCIZIO CON I CHAKRA
Questo esercizio è tratto dagli insegnamenti di un mio maestro sciamano. Mettetevi sempre in piedi o seduti (meglio ancora se all’aria aperta, appoggiando la schiena ad un albero). Iniziate a sentire il ritmo del vostro respiro. Quando il respiro inizia a rallentare, visualizzate voi stessi come un albero. I vostri rami si aprono sopra di voi, sopra la vostra testa, e le radici si allungano profondamente dentro la terra. Sentite i 4 elementi che vi nutrono : il sole riscalda tutto il vostro essere, il vento vi rinfresca, sentite la Terra che accoglie le vostre radici, fino a sentire l’acqua sotterranea che vi alimenta. Il tutto è piacevole, lasciatevi andare al ritmo della Natura. Respirate attraverso i vostri rami, prendete dentro di voi l’aria e il sole, mandate il vostro respiro lungo tutto il vostro tronco e lasciatelo andare, espirando, attraverso le radici nella terra e nell’acqua. Seguite questo ritmo per circa 10 respirazioni e poi invertite il flusso. Ora inspirate dalla Terra e dall’acqua viva, portate quel respiro su attraverso le radici, su per il tronco e fino ai rami dove lo lascerete andare, espirando, nell’aria e nel sole.
Buona pratica!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
Si è sempre fatta una distinzione tra un al di qua e un al di là, intendendo il nostro mondo terreno e un luogo indefinito dove l’Anima volerà una volta lasciato l’involucro del corpo fisico. Naturalmente per chi ci crede. E io ci credo.
Esistono numerosissime testimonianze, riportate in moltissimi testi, che narrano una fugace visita in un mondo al di là del nostro di coloro che hanno avuto un’esperienza di premorte. Si tratta di persone che si sono trovate a vivere tra la vita e la morte, tra un al di qua e un al di là, ma che per insondabili motivi, hanno poi scelto di tornare sulla terra per continuare la loro esistenza.
foto dal web
Raymond Moody è stato il primo autore a cui mi sono appassionata, soprattutto con il suo best-seller scritto nel 1975 con più di venti milioni di copie vendute in tutto il mondo “La Vita oltre la Vita”, in cui narra le esperienze di persone che hanno vissuto questa particolare esperienza, che ha poi totalmente cambiato le loro esistenze.
Quando partecipai come relatrice nell’ottobre del 2019 al Convegno a L’Aquila “La Vita oltre la Vita, al di là del tramonto” ascoltai con molto interesse l’intervento di un medico cardiologo olandese Pim Van Lommel che da oltre 20 anni aveva raccolto le testimonianze dei suoi pazienti che avevano vissuto una NDE, “Near Death Experience”, un’esperienza di pre-morte e che sono riportate nel suo libro “Coscienza oltre la Vita”. Il fatto che un cardiologo, un uomo di scienza, abbia approfondito l’argomento e lo tratti in profondità, fa molto riflettere.
I protagonisti di queste temporanee esperienze di morte clinica raccontano di essersi sentiti estremamente svegli e di avere avuto una percezione della realtà nettamente più vivida rispetto al normale. Inoltre tutte le dichiarazioni provenienti da persone dalle più disparate estrazioni sociali, religiose, culturali e ideologiche, si sentivano immerse in un senso di pace e di amore mai provato prima. Io stessa, che ho avuto un’esperienza analoga diversi anni fa, posso confermare questo stato di pace e tranquillità come mai avevo sentito nella mia vita.
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DOVE SI TROVA L’ALDILA’
Impossibile sapere dove si trovi un aldilà. Certo è che nel momento in cui viene lasciato il corpo fisico, ci si libera dei vincoli del tempo e dello spazio. Di conseguenza le percezioni sono molto più intense e, soprattutto, si attiva quella facoltà che a noi sfugge del tutto: la possibilità di essere in uno stato di contemporaneità. Poiché il tempo lineare e il concetto di spazio non esistono più su quella dimensione, tutto può accadere contemporaneamente. Nella nostra vita quotidiana è impossibile concepire il termine di “contemporaneità”. Però se pensiamo ai sogni, questo concetto è molto più semplice da afferrare e immaginare.
L’aldilà può essere a un passo da noi, in una dimensione parallela di cui non abbiamo alcuna consapevolezza, in quanto i nostri sensi fisici, del tutto limitanti, non hanno accesso a questa o queste dimensioni.
Sono fermamente convinta che i nostri cari sentano le vibrazioni dei nostri pensieri e delle nostre emozioni quando sono a loro rivolti. E possono anche seguire tutte le nostre esperienze terrene partecipando intensamente. Tutto quello che di eterno ed immortale vive dentro di noi, e di cui ne siamo totalmente inconsapevoli a livello razionale, viene osservato e percepito da coloro che si sono liberati dall’involucro fisico.
Tutto questo fa certamente parte di un insondabile mistero, a cui possiamo solo lontanamente dare una risposta.
Consiglio la lettura di un romanzo molto bello “Amabili Resti” di Alice Sebold. In questo romanzo quello che colpisce maggiormente non è tanto la storia in sé, quanto la vita della Susie nell’aldilà, dove tutto non appare subito come un giardino fiorito, anzi tutto è grigio e triste, ma con il passare del “tempo” che non c’è, anche la consapevolezza di Susie assume una crescita maggiore e tutto intorno a lei comincerà davvero a fiorire. La partecipazione e la vicinanza di Susie alla vita della sua famiglia sulla terra è reale e concreta, a tratti divertente e a tratti commovente.
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IL MEDIUM MODERNO
Come riporto nel mio eBook “Percepire l’Invisibile”, è stato determinante per me avere frequentato per qualche anno di seguito la Scuola di Medianità e Arti Psichiche “Arthur Findlay College” a Stansted in Inghilterra.
Attraverso le lezioni di medium di fama internazionale si arriva a poter contattare i nostri cari nel mondo dello Spirito.
Mentre in passato la medianità veniva esercitata attraverso una trance profonda, uno stato di coscienza in cui il medium poteva non avere alcun ricordo di quanto detto, negli ultimi 30 o 40 anni ha preso sempre più piede un tipo di medianità in cui il professionista che la esercita non perde mai il contatto con la realtà, rimanendo in uno stato di veglia e di attenzione, pur continuando a rimanere connessa con il mondo dello Spirito. In questo stato riesce a parlare tranquillamente con le persone e, addirittura, con un’intera platea durante le dimostrazioni pubbliche.
Per come la vedo io, le coscienze delle persone sono cambiate, tutto è cambiato, tutto è più veloce ed immediato, di conseguenza anche il modo di approccio con questi stati extrasensoriali hanno avuto un’accelerazione ed evoluzione.
Ecco anche perché il medium è in grado durante lo stato di veglia di attivare quei canali che comunemente vengono denominati chiaroveggenza, chiaroudienza e chiarosenzienza.
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COME CONTATTARE IL MONDO DELLO SPIRITO
Sempre nel mio libro “Percepire l’Invisibile” parlo del potere dell’Immaginazione. E’ decisamente lo strumento più a portata di mano fra quelli a nostra disposizione per comunicare e raggiungere i nostri cari ed è anche lo stesso strumento che loro usano per comunicare con noi. L’Immaginazione ha il potere di aprire la nostra percezione extrasensoriale a dimensioni non fisiche, attraverso la sua spiccata capacità creativa sia sul piano fisico che su quello spirituale. Nel momento in cui immaginiamo una situazione in cui poter incontrare i nostri cari, quell’atto immaginativo, comprensivo di pensieri ed emozioni, li richiama in un batter di ciglia, desiderosi di “parlare” con noi.
Decisamente fondamentale è anche uno stato di rilassatezza e di calma totali, che possiamo tranquillamente trovare nello stato meditativo. Ciò che unirà questo dialogo sarà lo Spirito, quello dentro di noi, celato alla nostra coscienza e quello puro e disincarnato dei nostri cari.
Una volta che abbiamo raggiunto uno stato di tranquillità, come descritto in un altro articolo del Blog, per il raggiungimento di un stato meditativo, ci concentriamo sul nostro cuore, osservando una piccola luce all’interno di esso. A poco a poco espandiamo questa luce sempre di più, fino a circondare tutta la nostra persona, riempire tutta la stanza, oltrepassare le mura di casa, riempire tutta la città… una luce sempre più espansa… sempre di più, fino a circondare la terra stessa. Siamo noi adesso un minuscolo puntino di questa immensa luce.
Attraverso questa luce immaginiamo e osserviamo una mano che si tende verso di noi. Afferriamo questa mano e ci sentiamo sollevare, e saliamo, saliamo, saliamo sempre più in alto, fino a superare la coltre di luce che abbiamo creato. E ci troviamo all’improvviso su un prato verde o un luogo che ci accoglie con amore. Ci guardiamo intorno e in lontananza vediamo una panchina dove è seduto qualcuno. Non riusciamo bene a capire chi sia, poiché la panchina è lontana. Cominciamo a dirigerci verso la panchina e mano a mano che la stiamo raggiungendo i contorni della persona si fanno sempre più nitidi. E’ una persona a noi cara che ci sta aspettando. Ci sediamo accanto a lei.
Qui inizia il dialogo. Ascoltate quello che ha da dirvi. Lasciate che vi abbracci se ne sente il desiderio. Ponete le domande che volete. Osservate se non ha un qualcosa per voi, un regalo, un oggetto.
Una volta concluso il dialogo potete rifare il percorso a ritroso e ritrovarvi nell’immensità della luce. A questo punto riassorbite la luce dentro di voi, lasciatela contrarre nuovamente in quel punto che è il vostro cuore. Quando vi sentite pronti, potete riaprire gli occhi.
Fate caso a tutte le sensazioni ed emozioni che questa meravigliosa esperienza ha lasciato dentro di voi.
Vi auguro una meravigliosa connessione con il mondo dello Spirito!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
LA FILOSOFIA ZEN Tante volte ci siamo detti una qualche espressione che contenesse la parola Zen del tipo “oggi devo rimanere Zen” oppure “quella persona è proprio Zen”, attribuendo allo Zen uno stato della mente volto a rimanere calmo, tranquillo e centrato.
In effetti, se vogliamo proprio semplificare, lo Zen è proprio questo. Quando parliamo di Zen non abbiamo a che fare con una religione, ma piuttosto con una filosofia di pensiero, una metodologia dello Spirito, uno stato della coscienza, che possono essere adottati da chiunque e in qualunque luogo o tempo. Lo Zen, pur avendo avuto una sua lunga storia e sviluppo è in un certo senso al di fuori del tempo stesso, perché è l’essenza fondamentale di ogni cammino che punti alla liberazione della mente da condizionamenti e dipendenze. Questo spiega il motivo del suo fascino in un mondo in cui prevale l’afflusso caotico di pensieri, che a ruota libera si accavallano senza la minima sosta.
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Lo Zen può essere definito come una corrente del Buddhismo Mahayana, che inizialmente si trasferì in Cina, fondendosi con le concezioni del Taoismo e che poi passò in Giappone, dove visse una nuova stagione di splendore. Secondo la tradizione, fu lo stesso Buddha che affidò al suo discepolo Kasyapa, attraverso una trasmissione silenziosa, il senso profondo del suo messaggio: la necessità di fare il vuoto di tutte le opinioni, sensazioni, pensieri, per riuscire a liberare la mente.
Un giorno il Buddha si presentò davanti all’assemblea dei monaci. Tutti si aspettavano che tenesse uno dei suoi abituali sermoni per illustrare la dottrina, il “dharma”. Ma il Maestro quella volta non disse nulla. Ad un certo punto, sempre in silenzio, sollevò con una mano un fiore. I monaci restarono in attesa che dicesse qualcosa. Il Buddha però se ne stava immobile e silenzioso con quel fiore in mano e osservava i loro volti. All’improvviso il suo sguardo si fermò su Kasyapa, il suo discepolo. Kasyapa sorrise. Anche il Buddha sorrise.
Questo breve racconto descrive l’origine mitica dello Zen. Qui il silenzio del Buddha indica che l’insegnamento e la dottrina non possono essere sempre espresse con le parole, le quali tutto limitano. Il linguaggio ed i pensieri possono comunicare e comprendere tante cose, è vero, ma non possono cogliere l’essenza più profonda della verità. Questa fu la verità afferrata da Kasyapa.
CHE COSA E’ LO ZEN – IL SATORI
Lo ha spiegato molto bene Daisetz Teitaro Suzuki, che è stato professore di filosofia buddhista nell’Università Otani di Kyoto ed è stato uno dei più autorevoli divulgatori in Occidente del pensiero Zen del secolo scorso attraverso il suo scritto più famoso “Introduzione al Buddhismo Zen” Da tenere conto che l’introduzione al testo di Suzuki è stata scritta da Carl Gustav Jung, il quale definisce lo Zen come “il divenire totale”.
Secondo D.T. Suzuki lo Zen non insegna nulla. Non esistono testi sacri o articoli di dogmi. Siamo noi i nostri soli maestri, lo Zen semmai ci indica la via, affinché i suoi frutti possano maturare all’interno di ognuno di noi.
Uno dei fondamenti dello Zen è il “satori”. Lo si può definire come “un nuovo punto di vista”. Il satori è infatti una forma di intuizione, indispensabile per scrutare ed entrare nell’essenza delle cose, ma anche di trascenderle, in quanto è al di fuori di ogni dualità e ogni logica di pensiero. Senza il satori non può esserci Zen, poiché è la sua espressione più vera, la sua più intima natura, la sua anima del qui e ora, il vero e proprio risveglio.
Non esiste una definizione di satori, perché si sottrae a qualsiasi categorizzazione e concettualizzazione, il linguaggio non può né descriverlo né spiegarlo. Non lo si può nemmeno apprendere da qualcun altro, bisogna farne l’esperienza da se stessi. Il satori è il “ku”, il vuoto, che include tutti i fenomeni: la forma non è differente dal vuoto, e il vuoto non è altro che la forma. Il satori è la via di mezzo, il centro di tutto, dove la saggezza suprema non può essere raggiunta con il pensiero, ma solo attraverso la pratica, che diventa allora una forza motrice, un’arte del vivere, un modo di essere.
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LO ZEN E IL KOAN
Il koan è una frase o, meglio, un quesito insolubile che, nel momento in cui si presenta, favorisce uno stato di vuoto mentale adatto alla meditazione. Possono essere anche dei piccoli racconti dove il protagonista è sempre un maestro Zen oppure delle semplici frasi molto enigmatiche. In genere sono dei veri e propri punti di partenza su cui porre la nostra attenzione e fare in modo che essi accrescano e arricchiscano il nostro Essere. Personalmente mi hanno sempre affascinato, talvolta per il loro “nonsense”, ma sicuramente hanno la capacità di far girare a vuoto la mente, in modo da considerare la realtà in maniera diversa, non più in forma logica e lineare.
Lo stesso D.T. Suzuki amava ripetere: “Tutte le cose ritornano all’Uno, ma quest’Uno, dove ritorna?” Un koan è sempre senza soluzione ed induce comunque alla riflessione e al silenzio meditativo, perché per quanto si cerchi di sforzare la mente ed i pensieri, questo enigma non potrà mai avere una risposta. Proprio qui sta il suo fascino.
Ecco qualche esempio di brevi frasi koan:
“Se un uomo cerca il Buddha, quest’uomo perde il Buddha” (Lin-chi)
“Definitelo ed è già cambiato” (Nan-ch’uan)
“Pensa al non-pensiero. Come si fa a pensare al non-pensiero? Non pensando” (Dogen)
“Se lo ascolti con le orecchie, non capirai mai. Solo quando lo udrai con gli occhi, saprai” (Tung-shan)
“Se battendo le mani l’una contro l’altra si produce un suono, qual è il suono di una mano sola?” (Hakuin)
“Non puoi ottenerlo pensandolo, non puoi ottenerlo non pensandolo” (Zenrin-kushu)
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ESERCIZI ZEN
Non potevano mancare degli esercizi Zen da fare nel nostro quotidiano. Ovviamente la meditazione Zen è quella più famosa, soprattutto intesa come Za-zen, che significa sedere a gambe incrociate in uno stato di quiete e in contemplazione profonda. E’ un tipo di meditazione con regole piuttosto rigide, soprattutto nella postura, che può risultare anche un po’ faticosa per noi occidentali, se mantenuta per lungo tempo. Per chi fosse interessato, esistono molti centri che insegnano questa particolare forma di meditazione.
Ma quello che voglio proporvi oggi sono esercizi da fare nel quotidiano, che coinvolgono le nostre normali azioni quotidiane. Mi sono stati insegnati da alcuni monaci tibetani che ho avuto la fortuna di incontrare presso l’Istituto Lama Tzong Khapa a Pomaia, e altri esercizi provengono da insegnamenti che mi sono stati impartiti durante i miei numerosi viaggi.
PRIMO ESERCIZIO ZEN – FARE TUTTO DIVERSAMENTE
Questo esercizio è molto semplice, ma coinvolge tutta la vostra attenzione e centratura. Bisognerà compiere alcune azioni con la mano che normalmente è meno usata. Se siete destrorsi farete tutto con la sinistra, viceversa se siete mancini: mangiare impugnando forchetta, cucchiaio e coltello, prendere il bicchiere per bere, lavare i piatti, aprire la porta con la chiave, afferrare un qualsiasi oggetto con la mano che non viene usata abitualmente.
Un monaco zen mi spiegò che usiamo solo una parte del nostro corpo e che dimentichiamo di usare l’altra come metafora della nostra vita. Usiamo solo ciò che è a noi congeniale, confortevole, comodo, dimenticandoci di tutta quella parte di noi che ancora non è pienamente sviluppata e della quale non abbiamo piena consapevolezza.
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SECONDO ESERCIZIO ZEN – IN MOVIMENTO
Anche questo esercizio è abbastanza semplice. Si tratta di fare alcuni movimenti quotidiani al rallentatore. Noi svolgiamo la maggior parte delle nostre attività in maniera meccanica. Qui si tratta invece di rallentare ogni movimento per qualche minuto nell’arco della giornata. Scegliete voi quello che preferite e che può tornarvi utile. Per esempio vestirvi la mattina o lavare i piatti. I monaci, per esempio, preferiscono mangiare con estrema lentezza ed in silenzio. Provate a pensare ai vantaggi di mangiare al rallentatore, soprattutto se state seguendo un regime alimentare. Il movimento lento porta ad una maggiore centratura e consapevolezza, perché nel rallentamento ogni singola azione di natura meccanica sarà calibrata e focalizzata.
TERZO ESERCIZIO ZEN – IL TESTIMONE SILENZIOSO
Questo esercizio è il più complesso, ma con il tempo diventerà un ottimo alleato per la nostra evoluzione e consapevolezza.
Si tratta di osservarvi dal di fuori mentre compite una qualsiasi azione. Per esempio se state lavando i piatti, iniziate a osservarvi dal di fuori. Dovrete dapprima scegliere l’angolazione da cui vi volete osservare: dall’alto, da destra, da sinistra o dal basso. Una volta scelta l’angolazione iniziate a osservarvi mentre eseguite quella determinata azione. L’osservazione dovrà essere neutra, senza alcun coinvolgimento emotivo, ma dovrà comunque risultare obiettiva. Semplicemente osservate, non dovete fare nessun altra cosa. Questo è essere Zen.
Buon esercizio Zen!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
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