IL DIALOGO INTERNO E LO STATO DI COERENZA – lezione GRATUITA Quando la vita non va come vorremmo, quando gli obiettivi non si raggiungono e i desideri non vengono realizzati, è perché nel nostro inconscio esistono dei programmi installati nei primi anni di vita. Il ripetersi di pensieri, emozioni ed azioni non fa che confermare questi programmi nell’arco dell’esistenza terrena. Verranno dati esercizi e tecniche per disinstallare questi vecchi programmi e creare un efficace stato di coerenza.
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GLI ESSENI Non abbiamo molte notizie su questa antica comunità, che sembra avere vissuto nel II secolo a.C. Le uniche testimonianze storiche che abbiamo le ricaviamo da Tito Flavio Giuseppe, da Plinio il Vecchio e da Filone Alessandrino, che li descrivono tutti come una sorta di confraternita, ritirata dalla società dell’epoca, e che possedevano una filosofia di vita tutta loro.
Fu solo tra il 1947 e il 1957, con il ritrovamento dei Rotoli di Qumran, a 30 km da Gerusalemme nei pressi del Mar Morto, che abbiamo potuto ottenere maggiori e più dettagliate informazioni su questo popolo. Infatti alcuni di questi rotoli contenevano la descrizione della vita e del pensiero di questa comunità. Non è un caso se la filosofia di vita degli Esseni avesse molti tratti in comune con i Veda o il buddhismo.
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In breve, il loro pensiero si basa sulla piena consapevolezza dell’essere umano che al suo interno porta tracce dell’essenza Divina e che, nel corso delle varie esperienze terrene, ha il compito di ritrovare il progetto dell’Anima per riunirsi alla scintilla divina e al suo diventare luce. Tante teorie dei giorni nostri fanno risalire il pensiero e l’appartenenza di Gesù a questa comunità. Basti pensare agli scritti di Anne Givaudan e Daniel Meurois “L’altro volto di Gesù” e “Le strade di un tempo, memorie di un Esseno”.
GLI SPECCHI ESSENI
La teoria degli Specchi Esseni non è propriamente descritta negli antichi manoscritti ritrovati vicino al Mar Morto, per lo meno non come li conosciamo noi. Possiamo parlare di una rielaborazione e di una sintesi ad opera degli stessi Meurois-Givaudan su menzionati, ma soprattutto da parte dello scienziato e studioso Gregg Braden, il quale ne fa sempre riferimento in ogni suo splendido testo.
La teoria degli Specchi Esseni, come viene elaborata da Braden, riguarda essenzialmente il rapporto che intercorre tra noi e gli altri, dove gli altri fanno da specchio alle nostre emozioni e al sentito di quel momento. Noi abbiamo nelle nostre mani la piena responsabilità della nostra vita e, a volte, la Vita stessa ci viene in aiuto nella nostra crescita ed evoluzione personale attraverso coloro che abbiamo scelto di accogliere nel nostro cammino, affinché ci mostrino chi siamo veramente, anche in quegli aspetti che abbiamo la tendenza di tenere segreti, poiché sono quelli che meno ci piacciono, ma sono quelli attraverso i quali, riconoscendoli ed accettandoli, possiamo dare una reale svolta alla nostra esistenza.
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LA LEGGE DI RISONANZA
C’è molta superficialità nella definizione di Specchi Esseni, nel senso che si tende a sintetizzare il tutto nell’unica teoria del “ciò che trovo fastidioso negli altri, è una caratteristica che mi appartiene e che non voglio vedere”. Non è proprio così riduttivo e la teoria degli Specchi Esseni è molto più articolata e complessa ed intenderli con un’unica affermazione può essere solo fuorviante.
E’ vero che le situazioni esterne e gli altri si riflettono in noi come in uno specchio, ma è anche vero che non tutte le situazioni hanno questo riflesso nella stessa maniera. Per esempio possiamo incontrare persone che ci fanno comprendere attraverso di loro quali possono essere i nostri blocchi o ciò che non ci piace di noi, ma ce ne sono altre, forse la maggior parte, che invece ci aiutano a cogliere quelle caratteristiche che non abbiamo ancora afferrato di noi stessi, che non abbiamo il coraggio di tirare fuori o che abbiamo totalmente dimenticato.
Gli Specchi Esseni fanno dunque riferimento a quello che oggi chiamiamo “la legge di risonanza”, di cui anche la fisica quantistica tratta ampiamente nelle sue teorie. La risonanza è tale per cui ognuno attrae l’ambiente più congeniale per il proprio grado di evoluzione e al fine di compiere il prossimo passo sul proprio percorso di Vita.
E’ in effetti una vera e propria legge dell’Universo, perché non ha deroghe: tutto ciò che viene osservato nel proprio mondo è stato in qualche modo attratto, proprio per poter riuscire più velocemente nella propria evoluzione.
Tutto ciò che accade nella vita, che ci piaccia o no, lo abbiamo attratto per risonanza e, da un punto di vista evolutivo, che talvolta ci sfugge, siamo sempre nel posto più giusto e migliore in cui potremmo essere. Se ciò che ci circonda non lo troviamo a noi congeniale, sarà necessario un cambiamento interiore per risintonizzare le nostre frequenze e risonanze. Basterà cambiare il nostro interno, affinché anche il riflesso esterno assuma altri connotati per noi più piacevoli e armonici.
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I 7 SPECCHI ESSENI
I 7 specchi Esseni rappresentano i 7 diversi stati di consapevolezza. Non ce n’è uno meglio dell’altro, ma tutti quanti concorrono a far comprendere dove siamo in questo esatto momento e cosa ci serve per la nostra migliore evoluzione.
Diamo solo pochi cenni qui di seguito ai contenuti dei 7 Specchi Esseni, rimandando l’approfondimento ai libri di Gregg Braden oppure ad un testo molto interessante ed esaustivo di Giovanna Garbuio“Gli Specchi Esseni”, la quale arriva addirittura a descrivere 14 Specchi Esseni.
Primo specchio: ci indica chi siamo davvero nel qui e ora e ci mostra come reagiamo a ciò che ci piace o non ci piace. E’ lo specchio più conosciuto e compreso, come dicevo prima, ma sicuramente c’è molto oltre.
Secondo specchio: riguarda il giudizio. Ciò che ci viene detto come giudizio o il giudizio emesso da noi riflette cosa pensiamo della nostra situazione attuale.
Terzo specchio: riflette ciò che ci manca o che abbiamo perduto. Fa riferimento all’innamoramento e alla consapevolezza che quell’attrazione, di qualsiasi tipo, rifletta una parte di noi che abbiamo dimenticato o rinunciato con la perdita della persona. E’ uno sguardo al passato per capire cosa possiamo recuperare oggi di ciò che ci piaceva.
Quarto specchio: riguarda le dipendenze. Le dipendenze di oggi, anche metaforiche come il lavoro, la famiglia, il denaro, ci hanno fatto dimenticare quelle che erano le nostre passioni più vere e profonde.
Quinto specchio: riguarda il rapporto con i nostri genitori e al richiamo del nostro rapporto con il maschile e il femminile. Quando questo rapporto non è in equilibrio tendiamo a ricadere negli stessi comportamenti dei nostri genitori o a trovare partner che li richiamino, facendo loro da specchio.
Sesto specchio: riguarda “l’oscura notte dell’Anima”. Sono tutte quelle situazioni che si presentano come delle proprie e vere sfide nell’arco della nostra Vita e il modo con cui le affrontiamo. Queste sfide non sono punizioni, ma riflettono il modo di superare o meno le nostre paure più profonde e ataviche, facendo in modo di trovare all’interno di noi tutte quelle risorse necessarie.
Settimo specchio: riguarda il paragone. E’ uno specchio molto sottile ed ignorato. Ci incoraggia ad osservare le nostre qualità, i inostri talenti, i nostri successi e a considerare le nostre debolezze ed insuccessi distaccandocene senza paragonarci a nessun altro. Facendo ciò arriveremo a riscontrare quella che è la nostra natura più divina e perfetta. Questo specchio ci esorta ad essere noi e solo noi il perno e il punto di riferimento di noi stessi.
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ESERCIZIO CON GLI SPECCHI ESSENI
Prendete come riferimento uno dei 7 Specchi Esseni, quello che in questo momento vi attrae di più o che sentite di voler approfondire per evolvere nel qui e ora.
Mettetevi in uno stato di rilassamento, lontani da distrazioni varie. Concentratevi sullo specchio che avete scelto e ripetete mentalmente, dentro di voi, la qualità di quello specchio e cosa suggerisce. Siate onesti con voi stessi nell’ascoltare la risposta che dovesse arrivare. Fatevi consigliare, chiedete dettagli, arriverà tutto.
Osservate nei giorni seguenti che cosa accade nella vostra vita, quali sono gli specchi che si mostrano davanti a voi. Tutto ciò che arriva è ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra crescita ed evoluzione. Accettare è la parola chiave. Consapevoli che tutto ciò che non è in risonanza con me lo posso sempre cambiare.
Vi auguro i migliori specchi per la vostra Vita!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
I VAMPIRI Nella letteratura e nel cinema i vampiri hanno avuto sempre un ruolo da protagonista in storie terrificanti e agghiaccianti. Lo scrittore irlandese di romanzi gotici Bram Stoker scrisse nel 1897 un romanzo che è diventato un vero e proprio cult. Sto parlando del libro dal titolo “Dracula”.
Dracula, il vampiro per eccellenza, sul quale sono state realizzate infinite versioni sia nella letteratura che nelle trasposizioni cinematografiche, come “Miriam di sveglia a mezzanotte”, con degli indimenticabili Catherine Deneuve e David Bowie, “Intervista col vampiro” con attori del calibro di Brad Pitt, Tom Cruise e Antonio Banderas, “Nosferatu il vampiro”, che è diventato un’icona del cinema dal 1922 quando fu proiettato per la prima volta sul grande schermo, fino ad arrivare alla saga di “Twilight” che ha appassionato non solo gli adolescenti ma anche il pubblico adulto dei nostri tempi.
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Nella tradizione il vampiro è un essere costretto a vivere lontano dalla luce del sole e a rifugiarsi nelle tenebre, nelle ore notturne, durante le quali assale le sue vittime succhiando loro il sangue per la sua sopravvivenza. Il vampiro è diventato dunque la metafora di colui che si alimenta dell’energia delle persone. Il sangue, che nella Kabbalah ebraica è “dam” rappresenta l’energia vitale dell’essere umano. Infatti non a caso “dam” è la radice di Adamo, il primo essere vivente sulla terra, colui che porta dentro di sé l’energia necessaria alla vita.
I VAMPIRI ENERGETICI
I vampiri energetici sono dappertutto. Molto spesso crediamo che questi esseri siano solo al di fuori noi, ma non è così. Anche noi siamo vampiri energetici per qualcun altro, sia che ne siamo consapevoli che non. E’ bene sapere che nessuno è esente dall’esserlo. Quante volte neghiamo un saluto, non ricambiamo un sorriso, ci inalberiamo con qualcuno per un nonnulla, non prestiamo attenzione al nostro interlocutore o non diamo il giusto riconoscimento ad un merito? Ecco, il vampiro energetico vive in ognuno di noi e parte proprio da qui il suo comportamento, dai piccoli gesti quotidiani quasi insignificanti, fino ad arrivare a situazioni molto più estreme e patologiche.
Ci tenevo a fare questa precisazione affinché fosse chiara la posizione di ognuno e farci rendere conto quando e in quali situazioni abbiamo adottato questo insano comportamento. Detto questo, possiamo affermare che un vampiro energetico è colui che in qualche maniera sottrae l’energia di qualcuno, ricercando la sua dose giornaliera a discapito di chiunque gli capiti a tiro, perché ogni occasione è buona per alimentarsi dell’essenza vitale degli altri, come fanno tutti i bravi parassiti.
RICONOSCERE I VAMPIRI ENERGETICI
Esiste una ricca varietà di testi sull’argomento. Il primo testo che voglio citare è dell’autore Mario Corte con il suo libro “Vampiri energetici, come riconoscerli e come difendersi”. Corte entra molto nel dettaglio di ogni tipo di vampiro, dal più innocuo a quello più aggressivo e manipolatore, descrivendolo nel dettaglio. Traccia anche delle linee guida per difendersi da questi esseri e lo fa in maniera pratica, analizzando ogni forma del binomio predatore-vittima. Un libro che consiglio vivamente a tutti coloro che si sentono preda di esseri che talvolta appaiono nella loro duplice forma di ammaliatori e manipolatori.
Un altro autore che descrive nel dettaglio i vampiri energetici parlando di “pendoli” è il russo Vadim Zeland in tutti i suoi libri che trattano del “Transurfing”. C’è da dire che Zeland tratta di diversi argomenti e che quello dei “pendoli energetici” è uno dei tanti, forse il primo e anche il più importante. Credo di essere una delle rarissime persone a cui Zeland scrisse in risposta a una mia mail e che in seguito ho avuto anche modo di incontrare nell’unica sua presenza in Italia diversi anni fa, in occasione della presentazione di un suo libro. Autore enigmatico di cui si sa ben poco, rimane uno degli scrittori a cui mi sono particolarmente affezionata.
Il vampiro che si alimenta della nostra energia lo si riconosce molto facilmente solo se siamo svegli e centrati. Al contrario saremo prede facili e inconsapevoli, alla loro completa mercé, rimanendo alla fine con una sensazione di vuoto, di disagio, di fastidio, di frustrazione e di impotenza. Un vampiro energetico si muove su tutti i livelli di esistenza, da quello mentale a quello emotivo, da quello fisico a quello spirituale. Non fa differenza, l’importante è prendere, prendere e ancora prendere. Solo se sappiamo come difenderci, questo parassita dell’energia cadrà nel vuoto, arrancando e scivolando via come goccia d’acqua su una superficie liscia. Dobbiamo divenire questa superficie liscia se non vogliamo farci agganciare dai suoi falsi e illusori comportamenti.
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DIFENDERSI DAI VAMPIRI ENERGETICI
Elenchiamo qui di seguito una serie di efficaci strumenti da adottare per allontanare o annullare le azioni o i pensieri di questi esseri inutili alla nostra esistenza. Primo fra tutti e di estrema importanza è la consapevolezza. Essere consapevoli dei nostri pensieri, emozioni ed azioni è la conditio sine qua non per uscire indenni e fortificati da questi incontri deleteri per il nostro stato energetico. Uno stato di risveglio e consapevolezza lo si può raggiungere con la Meditazione, con la ripetizione consapevole dei Mantra, ma anche con alcuni accorgimenti che possono in extrema ratio salvare il nostro campo aurico ed energetico. Se non siamo veloci ad intervenire attraverso la nostra centratura anche i metodi di seguito consigliati cadrebbero nel vuoto, poiché ci si dimenticherebbe di adottarli e di farli funzionare in maniera efficace. Non scordiamoci mai che tutto parte da noi e che siamo noi a determinare il nostro stato di salute psico-energetica.
LA VISUALIZZAZIONE
Uno degli strumenti più efficaci e a costo zero è la visualizzazione. Questa tecnica di largo uso nelle tradizioni sciamaniche di ogni paese e tempo si avvale della nostra immaginazione, eseguita con l’intento fermo e sicuro di proteggere la nostra bolla energetica, Aura o corpi sottili. Visualizziamoci all’interno di una bolla, che può assumere un qualsiasi colorazione, dorata o verde o semplicemente bianca, l’importante è che sia luminosa e brillante. Sentiamoci sicuri e protetti all’interno di questo uovo energetico, ben consapevoli che niente e nessuno può scalfirlo, perché è forte e resistente come uno scudo.
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Si può adottare questa tecnica tutte le volte che sappiamo in anticipo di dover incontrare qualche persona che non è in linea con le nostre energie oppure nel momento stesso in cui se ne presentasse la necessità. In quest’ultimo caso però dobbiamo ricordarci di attivare il nostro focus sulla bolla e lo possiamo fare solo se? Beh, avete capito.
TECNICHE ENERGETICHE
Tutte le tecniche energetiche possono essere efficaci, dal Reiki al Pranic Healing, dalla Bioenergetica al Qigong, dalla Reconnection alla Matrix Energetics e a tutte le altre. Chi è operatore in questi ambiti, può utilizzarle con estrema facilità, avendo imparato come eseguire passo passo il loro utilizzo. Ognuna di queste tecniche fonda i propri principi sulla salvaguardia del proprio benessere e anche di quello degli altri. Per cui ci si può avvalere dei singoli operatori affinché possano intervenire energeticamente sul proprio campo aurico.
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Tutte le tecniche energetiche devono la propria efficacia soprattutto agli auto-trattamenti, che trovo una pratica essenziale per poter preservare e custodire in totale autonomia le proprie energie. Quindi, chi abbia frequentato corsi di questo genere non abbia dubbi o tentennamenti nell’usare le relative tecniche su se stessi.
CRISTALLI
Studio e opero con la Cristalloterapia dal 1996 e posso dunque consigliarvi qualche cristallo che ha la peculiarità di proteggere e difendere dagli attacchi dei ladri energetici.
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La prima in assoluto, che non dovrebbe mai mancare, è la Tormalina Nera, che, per propria conformità fisica e chimica, riesce ad allontanare dal proprio campo aurico le energie indesiderate di qualsiasi tipo, anche le nostre. Infatti questo cristallo meraviglioso, attraverso le sue numerose scanalature in superficie, ha la tendenza a far scivolare via tutte quelle energie pesanti che sono sia in entrata (quelle degli altri) che in uscita (le nostre attraverso pensieri ed emozioni). E’ quindi una protezione a tutto tondo, a 360 gradi, perché anche noi, talvolta, siamo i peggiori nemici di noi stessi.
Un piccolo pezzetto di Tormalina grezza va portata nella tasca della giacca o dei pantaloni, purché a sinistra, perché è alla nostra sinistra che entra il flusso energetico per poi uscire dalla nostra parte destra. La Tormalina può anche essere utilizzata per allontanare le onde elettromagnetiche di cellulari, televisione, apparecchi vari, semplicemente posizionandola in prossimità di queste apparecchiature. L’importante è lavarla spesso sotto l’acqua corrente in modo da eliminare qualsiasi impurità assorbita.
Altri cristalli che hanno la funzione protettiva sono il Quarzo Ialino o di Rocca, il quarzo per eccellenza dalle infinite proprietà, la Staurolite che nasce con la sua naturale forma a croce, la Andalusite Chiastolite, con una croce celtica naturale al centro, la Parideira, molto rara che nasce in Portogallo e viene letteralmente partorita da un enorme blocco di granito che mette alla luce queste piccole pietre, l’Acquamarina, una vera e propria pietra scudo, Il Corallo Rosso che non è una vera pietra ma una specie marina. Questi cristalli possono essere indossati grezzi oppure sotto forma di gioielli. Ovviamente, nella loro forma grezza e naturale hanno un’efficacia e un potere maggiore.
Buona protezione a tutti!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
LA FILOSOFIA ZEN Tante volte ci siamo detti una qualche espressione che contenesse la parola Zen del tipo “oggi devo rimanere Zen” oppure “quella persona è proprio Zen”, attribuendo allo Zen uno stato della mente volto a rimanere calmo, tranquillo e centrato.
In effetti, se vogliamo proprio semplificare, lo Zen è proprio questo. Quando parliamo di Zen non abbiamo a che fare con una religione, ma piuttosto con una filosofia di pensiero, una metodologia dello Spirito, uno stato della coscienza, che possono essere adottati da chiunque e in qualunque luogo o tempo. Lo Zen, pur avendo avuto una sua lunga storia e sviluppo è in un certo senso al di fuori del tempo stesso, perché è l’essenza fondamentale di ogni cammino che punti alla liberazione della mente da condizionamenti e dipendenze. Questo spiega il motivo del suo fascino in un mondo in cui prevale l’afflusso caotico di pensieri, che a ruota libera si accavallano senza la minima sosta.
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Lo Zen può essere definito come una corrente del Buddhismo Mahayana, che inizialmente si trasferì in Cina, fondendosi con le concezioni del Taoismo e che poi passò in Giappone, dove visse una nuova stagione di splendore. Secondo la tradizione, fu lo stesso Buddha che affidò al suo discepolo Kasyapa, attraverso una trasmissione silenziosa, il senso profondo del suo messaggio: la necessità di fare il vuoto di tutte le opinioni, sensazioni, pensieri, per riuscire a liberare la mente.
Un giorno il Buddha si presentò davanti all’assemblea dei monaci. Tutti si aspettavano che tenesse uno dei suoi abituali sermoni per illustrare la dottrina, il “dharma”. Ma il Maestro quella volta non disse nulla. Ad un certo punto, sempre in silenzio, sollevò con una mano un fiore. I monaci restarono in attesa che dicesse qualcosa. Il Buddha però se ne stava immobile e silenzioso con quel fiore in mano e osservava i loro volti. All’improvviso il suo sguardo si fermò su Kasyapa, il suo discepolo. Kasyapa sorrise. Anche il Buddha sorrise.
Questo breve racconto descrive l’origine mitica dello Zen. Qui il silenzio del Buddha indica che l’insegnamento e la dottrina non possono essere sempre espresse con le parole, le quali tutto limitano. Il linguaggio ed i pensieri possono comunicare e comprendere tante cose, è vero, ma non possono cogliere l’essenza più profonda della verità. Questa fu la verità afferrata da Kasyapa.
CHE COSA E’ LO ZEN – IL SATORI
Lo ha spiegato molto bene Daisetz Teitaro Suzuki, che è stato professore di filosofia buddhista nell’Università Otani di Kyoto ed è stato uno dei più autorevoli divulgatori in Occidente del pensiero Zen del secolo scorso attraverso il suo scritto più famoso “Introduzione al Buddhismo Zen” Da tenere conto che l’introduzione al testo di Suzuki è stata scritta da Carl Gustav Jung, il quale definisce lo Zen come “il divenire totale”.
Secondo D.T. Suzuki lo Zen non insegna nulla. Non esistono testi sacri o articoli di dogmi. Siamo noi i nostri soli maestri, lo Zen semmai ci indica la via, affinché i suoi frutti possano maturare all’interno di ognuno di noi.
Uno dei fondamenti dello Zen è il “satori”. Lo si può definire come “un nuovo punto di vista”. Il satori è infatti una forma di intuizione, indispensabile per scrutare ed entrare nell’essenza delle cose, ma anche di trascenderle, in quanto è al di fuori di ogni dualità e ogni logica di pensiero. Senza il satori non può esserci Zen, poiché è la sua espressione più vera, la sua più intima natura, la sua anima del qui e ora, il vero e proprio risveglio.
Non esiste una definizione di satori, perché si sottrae a qualsiasi categorizzazione e concettualizzazione, il linguaggio non può né descriverlo né spiegarlo. Non lo si può nemmeno apprendere da qualcun altro, bisogna farne l’esperienza da se stessi. Il satori è il “ku”, il vuoto, che include tutti i fenomeni: la forma non è differente dal vuoto, e il vuoto non è altro che la forma. Il satori è la via di mezzo, il centro di tutto, dove la saggezza suprema non può essere raggiunta con il pensiero, ma solo attraverso la pratica, che diventa allora una forza motrice, un’arte del vivere, un modo di essere.
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LO ZEN E IL KOAN
Il koan è una frase o, meglio, un quesito insolubile che, nel momento in cui si presenta, favorisce uno stato di vuoto mentale adatto alla meditazione. Possono essere anche dei piccoli racconti dove il protagonista è sempre un maestro Zen oppure delle semplici frasi molto enigmatiche. In genere sono dei veri e propri punti di partenza su cui porre la nostra attenzione e fare in modo che essi accrescano e arricchiscano il nostro Essere. Personalmente mi hanno sempre affascinato, talvolta per il loro “nonsense”, ma sicuramente hanno la capacità di far girare a vuoto la mente, in modo da considerare la realtà in maniera diversa, non più in forma logica e lineare.
Lo stesso D.T. Suzuki amava ripetere: “Tutte le cose ritornano all’Uno, ma quest’Uno, dove ritorna?” Un koan è sempre senza soluzione ed induce comunque alla riflessione e al silenzio meditativo, perché per quanto si cerchi di sforzare la mente ed i pensieri, questo enigma non potrà mai avere una risposta. Proprio qui sta il suo fascino.
Ecco qualche esempio di brevi frasi koan:
“Se un uomo cerca il Buddha, quest’uomo perde il Buddha” (Lin-chi)
“Definitelo ed è già cambiato” (Nan-ch’uan)
“Pensa al non-pensiero. Come si fa a pensare al non-pensiero? Non pensando” (Dogen)
“Se lo ascolti con le orecchie, non capirai mai. Solo quando lo udrai con gli occhi, saprai” (Tung-shan)
“Se battendo le mani l’una contro l’altra si produce un suono, qual è il suono di una mano sola?” (Hakuin)
“Non puoi ottenerlo pensandolo, non puoi ottenerlo non pensandolo” (Zenrin-kushu)
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ESERCIZI ZEN
Non potevano mancare degli esercizi Zen da fare nel nostro quotidiano. Ovviamente la meditazione Zen è quella più famosa, soprattutto intesa come Za-zen, che significa sedere a gambe incrociate in uno stato di quiete e in contemplazione profonda. E’ un tipo di meditazione con regole piuttosto rigide, soprattutto nella postura, che può risultare anche un po’ faticosa per noi occidentali, se mantenuta per lungo tempo. Per chi fosse interessato, esistono molti centri che insegnano questa particolare forma di meditazione.
Ma quello che voglio proporvi oggi sono esercizi da fare nel quotidiano, che coinvolgono le nostre normali azioni quotidiane. Mi sono stati insegnati da alcuni monaci tibetani che ho avuto la fortuna di incontrare presso l’Istituto Lama Tzong Khapa a Pomaia, e altri esercizi provengono da insegnamenti che mi sono stati impartiti durante i miei numerosi viaggi.
PRIMO ESERCIZIO ZEN – FARE TUTTO DIVERSAMENTE
Questo esercizio è molto semplice, ma coinvolge tutta la vostra attenzione e centratura. Bisognerà compiere alcune azioni con la mano che normalmente è meno usata. Se siete destrorsi farete tutto con la sinistra, viceversa se siete mancini: mangiare impugnando forchetta, cucchiaio e coltello, prendere il bicchiere per bere, lavare i piatti, aprire la porta con la chiave, afferrare un qualsiasi oggetto con la mano che non viene usata abitualmente.
Un monaco zen mi spiegò che usiamo solo una parte del nostro corpo e che dimentichiamo di usare l’altra come metafora della nostra vita. Usiamo solo ciò che è a noi congeniale, confortevole, comodo, dimenticandoci di tutta quella parte di noi che ancora non è pienamente sviluppata e della quale non abbiamo piena consapevolezza.
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SECONDO ESERCIZIO ZEN – IN MOVIMENTO
Anche questo esercizio è abbastanza semplice. Si tratta di fare alcuni movimenti quotidiani al rallentatore. Noi svolgiamo la maggior parte delle nostre attività in maniera meccanica. Qui si tratta invece di rallentare ogni movimento per qualche minuto nell’arco della giornata. Scegliete voi quello che preferite e che può tornarvi utile. Per esempio vestirvi la mattina o lavare i piatti. I monaci, per esempio, preferiscono mangiare con estrema lentezza ed in silenzio. Provate a pensare ai vantaggi di mangiare al rallentatore, soprattutto se state seguendo un regime alimentare. Il movimento lento porta ad una maggiore centratura e consapevolezza, perché nel rallentamento ogni singola azione di natura meccanica sarà calibrata e focalizzata.
TERZO ESERCIZIO ZEN – IL TESTIMONE SILENZIOSO
Questo esercizio è il più complesso, ma con il tempo diventerà un ottimo alleato per la nostra evoluzione e consapevolezza.
Si tratta di osservarvi dal di fuori mentre compite una qualsiasi azione. Per esempio se state lavando i piatti, iniziate a osservarvi dal di fuori. Dovrete dapprima scegliere l’angolazione da cui vi volete osservare: dall’alto, da destra, da sinistra o dal basso. Una volta scelta l’angolazione iniziate a osservarvi mentre eseguite quella determinata azione. L’osservazione dovrà essere neutra, senza alcun coinvolgimento emotivo, ma dovrà comunque risultare obiettiva. Semplicemente osservate, non dovete fare nessun altra cosa. Questo è essere Zen.
Buon esercizio Zen!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
LA SINCRONICITA’ Ognuno di noi si sarà accorto che a volte accadono delle cose strane nella nostra vita, che chiamiamo coincidenze. Si può trattare di un’infinità di cose: dal pensare a una persona e questa ci contatta o la incontriamo, da un messaggio pubblicitario a cui prima non avevamo prestato particolare attenzione, ma che adesso ci dà una risposta molto precisa su un nostro quesito, da una conversazione ascoltata “casualmente” tra estranei in un bar e che ci trasmette inavvertitamente qualche messaggio che aspettavamo da tempo, dall’apparizione costante di determinati numeri che sono sempre quelli.
Potrei andare avanti ancora con decine e decine di esempi. A tutti, ma proprio a tutti, alcune coincidenze inspiegabili e irrazionali sono sempre accadute e il fatto che ci abbiamo fatto caso dipende dal grado di attenzione che vi abbiamo riposto, altrimenti possono tranquillamente sfuggirci.
Colui che ha coniato per primo il termine di “sincronicità” è stato Carl Gustav Jung nel suo testo “La Sincronicità” pubblicato nel 1952. Ormai questo termine è di uso comune e indica una serie di avvenimenti che solo apparentemente sembra che non abbiano niente in comune, in realtà rivelano delle coincidenze, dei messaggi che il nostro inconscio è assolutamente in grado di accogliere, comprendere e decifrare.
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Ciò a cui Jung aveva dato un nome, in realtà era qualcosa che già Eraclito aveva menzionato come “i confini dell’Anima”. Il recente “pensiero positivo” ama far ricondurre queste sincronicità o coincidenze in messaggi dell’Universo per facilitare il nostro compito o missione su questa terra. Personalmente credo in questo concetto, a condizione però che l’Universo sia collegato in quel preciso momento alla nostra Anima e la nostra consapevolezza risvegliata sia in grado di riconoscere quel dato messaggio. Nulla può accadere se non in una fase di “risveglio” interiore. Se siamo più addormentati nello stato di veglia rispetto a quello di sonno, potranno anche arrivare decine di messaggi dall’Universo, ma non saremo mai in grado di coglierli. Quindi, la conditio sine qua non è quella del risveglio.
NULLA ACCADE PER CASO
Tutto ha sempre un senso, anche quando apparentemente non siamo in grado di dare un significato alle coincidenze che accadono nella nostra vita. Moltissimi sono gli autori che si sono dedicato a questo affascinante tema, tra cui cito Gian Marco Bragadin, studioso ed esoterista indiscusso, autore di decine di libri, tra cui, forse, il suo più famoso best-seller “Il Linguaggio segreto di segni e coincidenze”, che ha aperto uno scenario interessante proprio su questo tema, il nostro amato Deepak Chopra, medico indiano, guru e prolifico scrittore tradotto in ogni lingua del mondo, tra cui il suo famosissimo “Le Coincidenze per realizzare in modo spontaneo i propri desideri”, e Robert H. Hopcke psicoterapeuta americano ad indirizzo junghiano con il libro che lo ha reso famoso “Nulla succede per caso”.
Le coincidenze vanno oltre il semplice concetto di causa-effetto, altrimenti non ci faremmo nemmeno caso. Fatto sta che di qualsiasi coincidenza si parli, ce ne accorgiamo sempre dopo, dopo che il fatto sincronico è accaduto. Soltanto dopo siamo in grado di tirare le somme e definire l’esperienza come ricca di coincidenze. Durante l’esperienza non siamo in grado di riconoscere questi messaggi, soltanto un momento dopo, se tutto va bene, altrimenti anche a distanza di ore, giorni, settimane o mesi. Più eclatante ed importante è la coincidenza e più saremo in grado di riconoscerla come tale.
A volte ci salvano la vita e a volte ci sono fatali. Tanti sono i casi di coloro che, per un qualsiasi banale motivo, hanno perso un aereo che poi si è schiantato da qualche parte, o di coloro che lo hanno prenotato all’ultimo minuto e vi sono saliti andando incontro ignari al loro fatale destino. In ogni caso una cosa è certa, non esiste la casualità. Quando ho iniziato a studiare questo affascinante mondo fatto di sincronicità, mi sono chiesta spesso: che relazione esiste tra la coincidenza e mio libero arbitrio? Sono io a creare le coincidenze? O è la coincidenza che mi viene incontro?
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COINCIDENZE E INCONSCIO
Molto spesso si attribuisce alla coincidenza un evento accidentale e del tutto inaspettato che avviene contemporaneamente ad un altro evento, senza che ci sia tra loro alcun legame di causa-effetto. Jung è stato invece molto più specifico nella sua definizione di sincronicità: un evento che accade nella realtà circostante, che entra subito in connessione con la propria parte profonda, con il proprio inconscio, anche se apparentemente le due situazioni, esterna ed interna, non hanno nulla in comune. Mi resi sempre più conto che i due mondi, esterno ed interno, erano comunque collegati da un filo sottile e che era proprio il mio inconscio a creare questi avvenimenti sincronici. Non solo, ma ero anche in grado di poter creare queste coincidenze. E’ una capacità che abbiamo tutti, nessuno escluso, bisogna solo sapere come fare.
SINCRONICITA’ E TAROCCHI
Devo ammettere che lo studio e la pratica dei Tarocchi, che anche Jung usava come mezzo simbolico per entrare nell’inconscio collettivo delle persone, sono stati determinanti per trovare una soluzione alla creazione di coincidenze favorevoli. In ogni stesura i Tarocchi non scendono in forma casuale, ma portano al loro interno proprio quella sincronicità di cui parlava il grande maestro. E’ poi compito del tarologo mettere a punto la giusta interpretazione di questo arcano e misterioso linguaggio.
Arrivai quindi ad affermare che i Tarocchi venivano scelti secondo un ordine ben preciso e mai casuale. Tutto ciò fu poi confermato dall’incontro con Alejandro Jodorowsky, regista, scrittore, attore, terapeuta e “psicomago” per eccellenza, e dalle sue spiegazioni durante le lezioni di Tarologia e tutti i suoi seminari. Il suo libro “La Via dei Tarocchi” è il testo più autorevole e completo che ci sia in commercio e vi invito, se interessati, a leggerlo.
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CREARE LE NOSTRE COINCIDENZE FAVOREVOLI
Ma adesso veniamo a come poter creare delle coincidenze o delle sincronicità che siano favorevoli per noi e la nostra vita. Tutto accade apparentemente in forma del tutto casuale. Ma quando si inizia a vedere sempre lo stesso numero, che lo si legge su un orologio digitale, all’interno di un numero telefonico che ci è stato appena comunicato o all’interno della targa di una macchina, ecco che allora inizieremo a prestare particolare attenzione a quel numero e a cercare di comprendere il suo significato. Ed è proprio qui la chiave.
Se desidero ricevere messaggi dall’Universo, sotto forma di coincidenze favorevoli o eventi sincronici, ho bisogno di seguire determinati passi.
Prima di tutto deve essere ben chiaro dentro di me su cosa desidero ricevere questi messaggi. Una persona speciale? Un lavoro che mi appaghi? Nuove amicizie? La soluzione ad un problema? Risolvere una questione che mi sta a cuore? Decidere tra due opzioni? Qualsiasi cosa essa sia, bisogna che sia molto molto chiara al mio interno. Se non c’è chiarezza non presterò nemmeno attenzione ai messaggi che arrivano.
Altra cosa fondamentale è essere ben consapevoli che ogni coincidenza avrà valore solo per me e per nessun altro. Faccio un esempio: se sto pensando a mia madre che non c’è più e mi appare una bellissima farfalla che mi gironzola intorno, penso subito che quella farfalla non sia lì per caso, ma sia proprio la risposta di mia madre al mio pensiero per lei. E’ ovvio che per i più razionali e scettici tutto questo non abbia senso. Eppure per me lo ha, e questo conta.
E’ importante dunque prestare molta attenzione a tutto ciò che ci circonda in modo da saper cogliere i legami che si vengono a creare tra il mondo esterno e il mio mondo interno. Ognuno troverà i suoi. Ognuno ci dovrà mettere del suo. E’ così che funziona.
PRIMA TECNICA
La prima tecnica che vi propongo è presente nel libro del grande Deepak Chopra“Le Coincidenze per realizzare in modo spontaneo i propri desideri”. Nel momento in cui desidero ricevere delle risposte attraverso il mondo esterno sotto forma di sincronicità, bisogna che rimanga focalizzato con il giusto intento al mio scopo. I Mantra possono servire a questo scopo. Per cui più volte al giorno dovrò ricordare il mio obiettivo e ripetere al mio interno, con voce silenziosa, il Mantra“SAN KALPA” che vuol dire “le mie intenzioni hanno un potere organizzativo infinito”. Consiglio di ripetere questo Mantra anche prima di addormentarsi per dargli ancora maggior potere e intenzione.
foto dal web
SECONDA TECNICA
Questa tecnica molto semplice vale per tutti coloro che desiderano ricevere delle risposte immediate ad un quesito che sta particolarmente a cuore. Io la uso spesso ed è davvero incredibile. L’unica prerogativa richiesta è una libreria a casa o uno scaffale di libri. Saranno proprio questi a darci una risposta efficace. Dovrete avere ben chiaro in mente la vostra libreria o il vostro scaffale.
A questo punto chiudete gli occhi, concentratevi sul vostro respiro per creare un vuoto mentale, e iniziate a scrivere su un foglio il primo numero, il primo che vi viene in mente, poi scriverete un secondo numero, il primo che vi viene in mente, poi scrivetene un terzo, il primo che vi viene in mente. Adesso aprite gli occhi e andate al vostro scaffale: iniziate a contare da sinistra a destra i libri con il primo numero che vi è venuto in mente. Prendete il libro corrispondente e andate alla pagina con il secondo numero che avete pensato. Arrivati alla pagina, usate il terzo numero che vi è arrivato per andare alla riga specifica di quel libro. Lì, esattamente, in quelle righe ci sarà la risposta.
Se desiderate semplificare l’esercizio potete anche prendere tra le vostre mani un solo libro, i numeri che vedrete saranno allora solo due: il primo indicherà la pagina e il secondo indicherà la riga. A questo punto non vi resta che leggere le righe del libro che avete “casualmente” scelto e vedere se hanno risposto al vostro quesito.
Buone coincidenze favorevoli a tutti!
Serenella D’Ercole Ricercatrice spirituale e life coach
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